martes, 27 de julio de 2021

Un sogno finito troppo presto: la rivista Mangaka

Copertina del n.1 di Mangaka

Japan Magazine non è stata l’unica rivista dedicata al mondo manga che mi ha affascinato in passato. Nell’estate del 2009, dopo una giornata al mare, in un’edicola trovai una rivista intitolata Mangaka, con una copertina molto colorata e una didascalia che diceva “l’unica rivista che pubblica i tuoi manga”. Fui instantaneamente incantata e lo comprai. All’interno aveva alcune storie brevi di autori di manga europei, con articoli sulle tecniche e interviste a autori di manga. Speravo di trovare il numero successivo, però non l’ho mai trovato: convinta di aver scoperto qualcosa che potesse riempire il vuoto lasciato da Japan Magazine, ho continuato a sperare di avere fortuna e prendere un numero in futuro. Sono passati anni, e durante una ricerca online ho trovato finalmente una risposta ai miei dubbi: la rivista, pubblicata da Coniglio Editore nel 2009 con cadenza bimestrale, concluse il suo percorso editoriale dopo i primi due numeri. La stessa casa editrice oggi non esiste, sfortunatamente ha chiuso i battenti nel 2011.

Annuncio per la pubblicazione
sulla rivista

Presentata come un supplemento a Scuola di Fumetto, Mangaka offriva un’opportunità incredibile: i lettori potevano inviare le loro storie brevi alla redazione, e se fossero state pubblicate, l’artista sarebbe stato pagato 35 euro per ogni pagina! Per me, una ragazzina di 13 anni, 35 euro a pagina sembrava un tesoro. Avere la fortuna di vedere i miei disegni pubblicati in una rivista, ed essere anche pagata? Un sogno! Ecco qui l’annuncio con le istruzioni per inviare via posta una storia da una a quattro pagine. Ricordate, era l’anno 2009 e inviare via posta fotocopie o scansioni digitali su CD era ancora più comune e accessibile che usare la posta elettronica.



Copertina del n.2 di Mangaka

Sfortunatamente non possiedo il secondo numero, sarei molto curiosa di vedere le opere di artisti non professionisti. Gli artisti che hanno collaborato al primo numero sono:


Articolo sui retini
Gli articoli trattano tecniche, fondamenti e strumenti per il disegno, con una scrittura facile per i principianti però molto informativa e interessante. Per esempio, un breve articolo spiega cosa sono i retini o screentone, che funzione hanno (con molte immagini) e dove si possono trovare in Italia.

In conclusione, la rivista Mangaka aveva il potenziale per essere un punto di riferimento e un trampolino di lancio per artisti principianti interessati alla creazione dei manga, ed è un peccato che il percorso editoriale sia stato così breve. Comunque, sono molto contenta di aver comprato il primo numero in quel giorno estivo, ricordando la rivista con affetto ancora oggi.

A dream that ended too soon: the periodical Mangaka

Cover of issue n.1 of Mangaka
Japan Magazine was not the only periodical dedicated to the manga world that charmed me in the past. In the summer of 2009, after a day at the beach, in a newsstand I found a magazine called Mangaka, with a very colorful cover, and a subtitle saying “the only magazine that publishes your manga”. I was instantly fascinated and bought it. Inside it had a few short stories of European manga authors, with articles about techniques and interviews with manga authors. I hoped to find the following number, but I never found it: convinced I had found something that could fill the void left by Japan Magazine, I kept hoping to have luck and find an issue in the future. Years passed, and during a research on the internet I finally found an answer to my doubts: the magazine, published by Coniglio Editore in 2009 bimonthly, finished its publishing journey after the first two issues. The publisher itself doesn’t exist nowadays, it unfortunately closed down in 2011.

Ad for publishing on the magazine
Presented as a supplement to the title Scuola di Fumetto, Mangaka offered an incredible opportunity: the readers could send their own short stories to the editorial staff, and if it was published, the artist would have been paid 35 euros for each page! For me, a 13 year old kid, 35 euros per page seemed a fortune. Having the luck of seeing my drawings published in a magazine, and being paid as well? A dream! Here is the ad with the instructions to send by mail a story of one to four pages. Remember, it was the year 2009 and sending photocopies or digital scans on CD by mail was still more common and accessible than using e-mail.


Cover for issue n.2 of Mangaka

Unfortunately I don’t have the second issue, I would be very curious to see the works of non professional artists. The artists that collaborated on the first issue are:

Article about screentones



The articles talk about drawing techniques, fundamentals and tools, with easy writing for the beginners but at the same time very informative and interesting. For instance, a short article explains what are screentones, what is their function and where to find them in Italy.

In conclusion, the Mangaka periodical had the potential to be a point of reference and a stepping stone for beginner artists interested in the creation of manga, and it’s a shame that its publishing journey was that short. However, I am very glad I bought the first issue on that Summer day, fondly remembering the magazine to this day.

lunes, 26 de julio de 2021

Un sueño acabado demasiado pronto: la revista Mangaka

Portada del n.1 de Mangaka

Japan Magazine no fue la única revista dedicada al mundo manga que me cautivó en el pasado. En el verano del 2009, después de un día en la playa, en un quiosco encontré un periódico titulado Mangaka, con una portada muy colorida, y un subtítulo que dice “la única revista que publica tus manga”. Fue instantáneamente encantada y lo compré. Al interior tenía algunas historias cortas de autores de manga europeos, con artículos sobre técnicas y entrevistas a autores de manga. Esperaba encontrar el número siguiente, pero nunca lo encontré: convencida de haber descubierto algo que podría llenar el vacío dejado por Japan Magazine, seguí esperando tener suerte y tomar un número en el futuro. Pasaron años, y durante una búsqueda por la red tuvo finalmente una respuesta a mis dudas: la revista, publicada por Coniglio Editore en 2009 con frecuencia bimestral, concluyó su recorrido editorial después de los primeros dos números. La editorial misma hoy en día no existe, desafortunadamente cerró sus puertas en 2011

Anuncio de publicación en la revista

Presentada como suplemento al título Scuola di Fumetto, Mangaka ofrecía una oportunidad increíble: ¡los lectores podían enviar sus cuentos cortos a la redacción, y si hubiera sido publicado, se habría pagado al artista 35 euros por cada página! Para mi, una niña de 13 años, 35 euros por página me parecía una fortuna. ¿Tener la suerte de ver mis dibujos publicados en una revista, y ser pagada también? ¡Un sueño! Aquí está el anuncio con las instrucciones para enviar un cuento de una hasta cuatro páginas por correo. Recuerde, era el año 2009 y enviar fotocopias o escaneos digitales en CD por correo era todavía más común y accesible que utilizar el correo electrónico. 

Portada n.2 de Mangaka


Desafortunadamente no tengo el segundo número, estaría muy curiosa de ver las obras de artistas no profesionales. Los artistas que colaboran al primer número son:

Artículo sobre los screentone (tramas)
Los artículos tratan técnicas, fundamentos y herramientas de dibujo, con una escritura fácil para los principiantes pero al mismo tiempo muy informativa e interesante. Por ejemplo, un breve artículo explica qué son los screentone o tramas, cual es su función (con muchas imágenes) y dónde encontrarlos en Italia.

En conclusión, la revista Mangaka tenía el potencial de ser un punto de referencia y un trampolín para artistas principiantes interesados en la creación de manga, y es una lástima que su recorrido editorial fuera tan corto. Sin embargo, estoy muy contenta de haber comprado el primer número en aquel día de verano, recordando la revista con cariño aún hoy.

lunes, 19 de julio de 2021

Prima dei forum e dei siti online in Italia: Japan Magazine

Durante il boom di popolarità delle serie anime in Italia durante gli anni ‘80 e ‘90 il fan medio era molto interessato a scoprire di più sulle sue serie preferite, più cosciente delle differenze tra il doppiaggio censurato e la versione originale, e voleva anche incontrare altri appassionati. Tuttavia, a quei tempi i forum e i siti online come li conosciamo oggi ancora non esistevano. Allora che cosa avevano i fan di ieri?

Copertina di Japan Magazine del 1991
(fonte: Guida al Fumetto Italiano)

Nel 1991 nelle edicole debuttò Japan Magazine, una rivista dedicata alle serie anime del momento. Un giornale versatile, che nel corso di più di un decennio cambiò molte volte copertina, titolo e specialmente formato. L’incostanza del formato di Japan Magazine è probabilmente dovuta al cambio di editori e al fatto che tecnicamente era una pubblicazione con contenuti piratati, perché non aveva l’autorizzazione dei proprietari delle serie, però quest’ultima parte è una congettura che non è mai stata confermata ufficialmente. Corrette o no, queste voci sulla “rivista pirata” amplificavano la sua celebrità: Japan Magazine era il punto di riferimento per l’appena nata cultura otaku italiana. 

I suoi contenuti includevano articoli sulle serie in onda e anticipazioni di ciò che si sarebbe visto prossimamente, interviste ai doppiatori e fumettisti, poster e spazi dedicati ai contenuti dei lettori. Infatti, i lettori potevano inviare i propri disegni e fanfiction alla redazione della rivista! Inoltre, la redazione rispondeva alle domande dei lettori in La posta del Drago e si potevano proporre annunci di vendita, acquisto o scambio nella rubrica Fiera del Bambù, dove talvolta gli annunci erano semplicemente qualcosa come “Cerco amici per parlare di manga e anime, puoi scrivermi a questo indirizzo di posta”. Nell’ultimo periodo della sua storia editoriale la Posta del Drago è stata affiancata dalla Posta di Matilda: nella prima si parlava di domande e tematiche quotidiane generali, la seconda era dedicata alle domande sul mondo anime e la cultura giapponese.

Copertina di JM del 1993,
con inspiegabilmente Dylan Dog
(fonte: Guida al Fumetto Italiano)

Sembra tutto legittimo, giusto? Quindi dove sono i contenuti piratati? Nei primi anni di Japan Magazine, la rivista di solito conteneva capitoli di anime comics, cioè una versione a fumetti di un episodio creata utilizzando fotogrammi della serie animata. Normalmente gli anime comics possono essere dei lavori di qualità, quando sono fatti da una squadra che capisce il linguaggio visivo del fumetto. Il fatto è che gli anime comics di JM solitamente prendevano adattamenti già esistenti e li modificavano, a volte tagliando scene e semplificando i dialoghi. Possiamo vederne un esempio grazie all’articolo di MikiMoz, che ci presenta un anime comic di Sailor Moon e le differenze con la versione tradotta correttamente da Marvel/Panini anni prima. Anche il suo articolo riguardo la rivista è molto interessante! Durante la terza fase editoriale di JM gli anime comics si ridussero e quando apparivano si trattava di pagine assemblate dalla redazione con fotogrammi di qualità più bassa, personalmente mi ricordano le registrazioni in VHS.

Pagina dell'anime comic di Beyblade
(2005, collezione personale)

Inoltre, nei primi anni alcuni numeri avevano in allegato delle VHS di film o OAV (Original Anime Video), e questi erano senza dubbio piratati, fino al punto del conflitto aperto tra l’editore EDEN e i distributori autorizzati, come Yamato.

Questa rivista particolare, che a volte si può considerare simile a un fanzine, ha avuto tre serie nel corso della sua storia editoriale:

  • Serie I (1991-1992) 10 numeri
  • Serie II (1992-1995) 28 numeri
  • Serie III (1998-2005) 66 numeri

Per questo, anche se non è facile identificare la data di uscita di ogni numero, è possibile stimare l’anno di pubblicazione.

Copertina di JM di fine anni '90
(fonte: Guida al Fumetto Italiano)

Durante la mia infanzia negli anni 2000 compravo Japan Magazine quando avevo la fortuna di trovarlo in edicola. Mi ricordo di aver visto formati diversi, una volta era un quadernino, un’altra volta era grande come la carta da stampante! Anche il numero delle pagine cambiava e talvolta il titolo, mi chiedevo spesso come mai fosse così. Ho alcuni numeri intitolati JM Japan Magazine, e alcuni intitolati JM Cartoons, dalle dimensioni di un libriccino. Grazie al sito di archivio guidafumettoitaliano.com ho potuto finalmente capire il percorso strano della rivista e le sue edizioni speciali, come JM Cartoons. Uno degli articoli che mi colpì particolarmente trattava di strumenti da disegno e menzionava i pennarelli Pantone con molte immagini.

Copertina di JM del 2005
(collezione personale)



Alla fine era questa la forza di JM: in un epoca in cui la rete non esisteva o non era così accessibile come oggi, immagini e informazioni (anche se talvolta parzialmente incorrette) erano un tesoro prezioso! Dopo l’epoca d’oro tra il 1995 e i primi anni del 2000, nell’ultimo periodo della sua storia editoriale la rivista abbassò gradualmente la qualità, e concluse il suo percorso nel 2005. Quando ho deciso di scrivere questo articolo ho cercato i miei numeri della rivista e ne ho trovati due che sono molto probabilmente del 2005. Spero di trovare il numero con i pennarelli Pantone, così potrei condividere qui l’articolo!

JM è stata una rivista particolare e un po’ bizzarra, non era perfetta però era un prodotto della passione degli appassionati di manga e anime. Grazie Japan Magazine per i ricordi felici di due generazioni di fan! <3

Before online forums and websites in Italy: Japan Magazine

During the boom of popularity of anime in Italy during the 80s-90s the average fan was very interested in discovering more about their favorite series, more aware of the differences between the censored dub and the original version, and as well wanted to meet other fans. However, in that era the forums and websites as we know them today didn’t exist yet. So, what did yesterday’s fans have?

Japan Magazine cover from 1991
(source: Guida al Fumetto Italiano)

In 1991 in the newsstands debuted Japan Magazine, a periodical dedicated to the current anime series. A versatile magazine, that through more than a decade changes many times covers, title and especially size. Japan Magazine’s inconsistent size was probably due to the change of publishers and the fact that technically it was a publication with pirated content, because it wasn’t authorized by the owners of the series, but this last part is speculation that was never officially confirmed. Correct or not, the rumors about the “pirate magazine” amplified its fame: Japan Magazine was the reference point for the newborn Italian otaku culture.

Its contents included articles about series on air and sneak peeks of what was about to come, interviews to the voice actors and comic artists, posters and spaces dedicated to the readers’ content. In fact, the readers could send their drawings and fanfiction to the magazine’s editorial staff! Furthermore, the staff replied to reader’s questions in La posta del Drago (Dragon Mail) and you could propose ads for selling, buying or exchanging in the column Fiera del Bambù (Bamboo Fair), where occasionally the ads were something along the lines of “I’m looking for friends to talk about manga and anime, you can write me at this mail address”. In the last period of its publishing history the Dragon Mail was accompanied by Matilda’s Mail: the first was about questions and daily general themes, the latter was dedicated to questions about the anime world and Japanese culture.

JM cover from 1993 featuring
unexplicably Dylan Dog
(source: Guida al Fumetto Italiano)

This all seems legit, right? Where is the pirated content then? In the early years of Japan Magazine, the periodical used to feature chapters of anime comics, that is a comic version of an episode created using frames from the animated series. Normally anime comics can be quality work, when they are made by a team that understands the visual language of comics. The point is that JM’s anime comics used to take already existing adaptations and modify them, sometimes cutting scenes and simplifying dialogues. We can see an example of this thanks to MikiMoz’s article, that presents us a Sailor Moon anime comic and the differences with the correctly translated version made by Marvel/Panini years prior. His article about the magazine is also quite interesting! During the third publishing phase of JM the anime comics were reduced and when they appeared it was a few pages put together by the editorial staff with frames of lower quality, they personally remind me of VHS recordings.

Page from the Beyblade anime comic
(2005, personal collection)

What’s more, in the early years a few issues had an annex of some VHS of movies or OVA (Original Video Animation) anime, and these were undoubtedly pirated, to the point of open conflict between publisher EDEN and authorized distributors such as Yamato.

This peculiar magazine, that sometimes can be considered similar to a fanzine, had three series through its publishing history:

  • Series I (1991-1992) 10 issues
  • Series II (1992-1995) 28 issues
  • Series III (1998-2005) 66 issues

For this, although it’s not easy to identify the release date of each issue, it’s possible to estimate the year of publishing.

JM cover from the late 90s
(source: Guida al Fumetto Italiano)

During my childhood in the 2000s I used to buy Japan Magazine when I had the chance of finding it at the newsstand. I remember seeing different sizes, one time it was a small book, another time it was as big as printer paper! The number of pages changed as well and occasionally the title, and I used to wonder why it was like that. I own several issues titled JM Japan Magazine, and a few titles JM Cartoons, sized like a little book. Thanks to the archive site guidafumettoitaliano.com I could finally understand the bizarre journey of the magazine and it’s special editions, such as JM Cartoons. One of the articles that particularly impressed me was about drawing tools and it mentioned Pantone markers with many images as well.


JM cover from 2005
(personal collection)

In the end this was JM’s strength: in a time period where the internet didn’t exist or it wasn’t as accessible as it was today, images and information (although sometimes partially incorrect) were a precious treasure! After the golden age between 1995 and the first years of 2000, in the last period of its publishing history the magazine gradually lowered in quality, and concluded its journey in 2005. When I decided to write this article I looked for my issues of the periodical and I found two that are very likely from 2005. I hope to find the issue with the Pantone markers, so I could share the article here!

JM was a peculiar and a bit odd magazine, it wasn’t perfect but it was a product of passion from manga and anime enthusiasts. Thank you Japan Magazine for the happy memories of two generations of fans! <3

domingo, 18 de julio de 2021

Antes de los foros y sitos en la red en Italia: Japan Magazine

Durante el boom de la popularidad de las series anime en Italia durante los años 80-90 el aficionado medio estaba muy interesado en descubrir más sobre sus series favoritas, más conscientes de las diferencias entre el doblaje censurado y la versión original, y también quería encontrar otros aficionados. Sin embargo, en aquella época los foros y los sitios en la red como los conocemos hoy en día todavía no existen. ¿Pues, que tenían los aficionados de ayer?

Portada de Japan Magazine del 1991
(fuente: Guida al Fumetto Italiano)

En 1991 en los quioscos debutó Japan Magazine, una revista dedicada a las series anime del momento. Un periódico poliédrico, que durante más de una década cambió muchas veces portadas, título y especialmente tamaño. La inconstancia del tamaño de Japan Magazine es probablemente debida al cambio de editores y al hecho que técnicamente era una publicación con contenidos pirateados, porque no tenía autorización de los propietarios de las series, pero esta última parte es especulación que nunca fue confirmada oficialmente. Correctos o no, los rumores sobre la “revista pirata” amplificaron su celebridad: Japan Magazine era el punto de referencia para la recién nacida cultura otaku italiana. 

Sus contenidos incluían artículos sobre las series en el aire y anticipaciones de lo que se vería próximamente, entrevistas a los actores de doblaje y los artistas de cómic, afiches y espacios dedicados a los contenidos de los lectores. ¡De hecho, los lectores podían enviar sus dibujos y historias fanfiction a la redacción de la revista! Además, la redacción respondía a las preguntas de los lectores en La posta del Drago (El correo del Dragón) y se podrían proponer anuncios de venta, compra o intercambio en la columna Fiera del Bambù (Exhibición del Bambù), donde ocasionalmente los anuncios simplemente eran algo como “Busco a amigos para hablar de manga y anime, puedes escribirme a esta dirección de correo”. En el último periodo de su historia editorial el Correo del Dragón fue acompañado del Correo de Matilda: en el primero se hablaba de preguntas y temáticas cotidianas generales, el segundo era dedicado a las preguntas sobre el mundo anime y la cultura japonesa. 

Portada de JM del 1993
con inexplicablemente Dylan Dog
(fuente: Guida al Fumetto Italiano)

Todo eso parece legítimo, ¿verdad? ¿Entonces dónde están los contenidos pirateados? En los primeros años de Japan Magazine, la revista solía contener capítulos de anime comics, es decir una versión cómic de un episodio creado utilizando fotogramas de la serie animada. Normalmente los anime comics pueden ser trabajos de calidad, cuando son hechos por un equipo que comprende el lenguaje visual del cómic. El hecho es que los anime comics de JM solían tomar adaptaciones ya existentes y modificarlas, tal vez cortando escenas y simplificando los diálogos. Podemos ver un ejemplo de eso gracias al artículo de MikiMoz, que nos presenta un anime comic de Sailor Moon y las diferencias con la versión traducida correctamente por Marvel/Panini años antes. ¡Su artículo sobre la revista es también muy interesante! Durante la tercera fase editorial de JM los anime comics se redujeron y cuando aparecían se trataba de páginas compuestas por la redacción con fotogramas de calidad más baja, personalmente me recuerdan a las grabaciones en VHS.

Página del anime comic
de Beyblade (2005, colección personal)

Además, en los primeros años algunos números tuvieron como anexo unas VHS de películas o OVA (Original Video Animation) anime, y estos eran sin duda pirateados, hasta el punto de conflicto abierto entre la editorial EDEN y los distribuidores autorizados como Yamato

Esta particular revista, que se puede considerar a veces parecida a un fanzine, tuvo tres series en el curso de su historia editorial:
  • Serie I (1991-1992) 10 números
  • Serie II (1992-1995) 28 números
  • Serie III (1998-2005) 66 números

Por eso, aunque no es fácil identificar la fecha de salida de cada número, es posible estimar el año de publicación. 

Portada de JM de los finales de los 90
(fuente: Guida al Fumetto Italiano)
Durante mi infancia en los años 2000 solía comprar Japan Magazine cuando tuve la suerte de encontrarlo en el quiosco. Me acuerdo de haber visto diferentes tamaños, ¡una vez era una libreta, otra vez era grande como las hojas para la impresora! El número de páginas cambiaba también y tal vez el título, y solía preguntarme porqué era así. Tengo algunos números titulados JM Japan Magazine, y algunos titulados JM Cartoons, con tamaño de libreta. Gracias al sitio de archivo guidafumettoitaliano.com pudo finalmente comprender el recorrido extraño de la revista y sus ediciones especiales, como JM Cartoons.
Portada de JM del 2005
(colección personal)
Uno de los artículos que me impresionó particularmente trataba de herramientas de dibujo y mencionaba los marcadores Pantone con muchas imágenes también. Al final esta era la fuerza de JM: en una época en la que la red no existía o no estaba tan accesible como hoy en día, ¡imágenes e informaciones (aunque tal vez parcialmente incorrectas) eran un tesoro precioso! Después de la época dorada entre 1995 y los primeros años del 2000, en el último periodo de su historia editorial la revista bajó gradualmente de calidad, y concluyó su recorrido en 2005. Cuando decidí escribir este artículo busqué mis números de la revista y encontré dos que son muy probablemente del 2005. ¡Espero encontrar el número con los marcadores Pantone, así podría compartir el artículo aquí! 

JM fue una revista particular y un poco rara, no era perfecta pero era un producto de la pasión de los entusiastas de manga y anime. ¡Gracias Japan Magazine por los recuerdos felices de dos generaciones de aficionados! <3

miércoles, 7 de julio de 2021

Crowdfunding per il secondo capitolo de "I misteri di Ichnos": Ombre nella notte

Precedentemente nell'articolo su "Il volo di Aquilino" abbiamo parlato della casa di produzione Ju Film di Ignazio Dessì e il film soft-horror "La strega di Belvì", prima di un ciclo di storie chiamato "I misteri di Ichnos". Un mese fa, il canale YouTube di Ju Film ha pubblicato l'annuncio dell'apertura di una raccolta fondi per la produzione del secondo capitolo della serie, "Ombre nella notte".

Il ciclo de "I misteri di Ichnos" è stato creato per raccontare i miti della Sardegna alle nuove generazioni con un approccio moderno e accattivante per il pubblico. Citando le parole della pagina del crowdfunding:

"La generazione di chi lavora con Ju film è forse l’ultima ad aver avuto la fortuna di vivere l’emozione del racconto pauroso direttamente dalla voce dei propri nonni. Noi vogliamo che quei personaggi e quelle leggende non vengano perdute e tornino invece anche ai loro destinatari principali, i bambini. Per questo abbiamo deciso di fissarle in una serie di episodi che li raccontino in un linguaggio e con dei mezzi vicini e accattivanti anche per i più giovani."

La raccolta fondi servirà a coprire le spese dei tecnici e degli attori che lavoreranno alle fasi di produzione e post-produzione del film. Come in molti progetti di crowdfunding, la quantità della donazione corrisponde a una ricompensa, che ogni volta si aggiunge ai premi precedenti relativi a una donazione minore. Si comincia con i ringraziamenti ai finanziatori nei titoli di coda, si continua con link per la visione del primo film e un poster, fino a una copia fisica su penna USB del primo capitolo e la possibilità di essere presente durante le riprese di "Ombre nella notte"! Il progetto del secondo capitolo iniziò due anni fa, nei quali è stata terminata la fase di progettazione e la fase di pre-produzione è in corso, sperando di poter partire con la produzione il più presto possibile.

Il primo capitolo, "La strega di Belvì", è uscito nelle sale cinematografiche nel 2018, con un buon risultato per quanto riguarda l'opinione del pubblico. Nel film, un gruppo di bambini appassionati di misteri e leggende indaga sul caso dei neonati di Belvì, tutti stranamente affetti da anemia. Nel piccolo paese i giovani investigatori incontrano alcuni personaggi di antiche leggende, tra cui la strega Sùrbile e lo spirito burlone Maschinganna. Inoltre, si menziona un racconto su un'antica maledizione che colpisce l'ultima di sette sorelle: lei perderà la sua felicità e umanità, portando preoccupazione e sconforto tra gli abitanti, finché qualcuno non l'avrà salvata e terminato il maleficio. 


In un'intervista a ilsarrabus.news, alla domanda "Che messaggio vuole lanciare a tutti quelli che guarderanno il suo film?" il regista Matteo Fadda ha risposto: 

"Il messaggio è sicuramente quello di trovare nutrimento nella fantasia, nell’immaginazione e nell’ascolto di storie antiche. Perdere queste storie vorrebbe dire inaridirsi e capire meno il mondo che ci sta davanti. Sognare e impaurisi ascoltando un racconto antico o un mito ci permette di tenere vive la fantasia  e l’ immaginazione. Con esse possiamo vivere meglio. L’uomo, in ogni epoca ha necessità di sognare e fantasticare, se si può contribuire a questo, bisogna sicuramente farlo."

Credo che sia molto importante sostenere le produzioni locali, specialmente se raccontano e tramandano miti e leggende della nostra tradizione popolare, così poco utilizzata. Normalmente le storie fantasy si ispirano al folklore anglosassone o del nord Europa, e l'inclusione dei miti sardi porta una ventata di aria fresca al genere e li introduce a una nuova generazione! La Sardegna ha una grande quantità di miti che possono essere protagonisti di nuove storie interessanti, abbiamo già "S'Ammutadori" e "I misteri di Ichnos", chissà  quale sarà la prossima leggenda?