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lunes, 29 de diciembre de 2025

La magia storica di Chiantishire [fumetto indipendente]

Esplorando altri fumetti originali italiani, ho trovato una storia molto interessante di genere storico e fantasy, ambientata nell'epoca etrusca. Chiantishire, scritto e disegnato da Marika Michelazzi, del collettivo Storie Brute, presenta sei capitoli colorati in scala di grigio con inclusioni particolari di uno o due colori a seconda della scena specifica: il rosso è il colore più utilizzato. Il sito del collettivo presenta la storia in questo modo:

Il viaggio di una nobildonna etrusca che, entrando a far parte del tiaso di Dioniso, diventa immortale attraversando epoche e popoli dimenticati.

Valtha e suo marito


La donna in questione è Valtha che, dopo un evento di forte impatto, decide di seguire la sua amica Kona e unirsi al tiaso del dio Dioniso, diventa una menade. Lei ha visto la nascita e la caduta del popolo etrusco, i molti cambiamenti della società, un totale di 27 secoli di umanità. Dopo un periodo di silenzio di Dioniso nel quale le menadi hanno vissuto indipendentemente nel mondo umano, Valtha riceve un invito dal fratello di Dioniso, il satiro Siro, per ricostruire il tiaso e scoprire la posizione del dio scomparso. All'inizio non è affatto interessata, però se qualcosa succedesse a Dioniso, tutte le menadi sparirebbero con lui! Valtha decide di riunirsi con i suoi cari compagni per salvare loro e non tanto per Dioniso. La narrazione salta tra presente e passato, dando al lettore il contesto delle origini di Valtha e il suo rapporto di profonda amicizia con i suoi compagni. Allo stesso tempo, può essere interpretato come Valtha che si ricorda di momenti importanti mentre scappano dalle arpie.

Dato che la storia finora è relativamente breve (ma non ancora conclusa), non spiegherò i dettagli della trama, che merita di essere letta con sorpresa. Tuttavia, potrei parlare dell'uso dei diversi pantheon di divinità in Chiantishire. In questo mondo, si sottindende che tutte le divinità di religioni diverse esistono contemporaneamente e hanno una sorta di giurisdizione sui territori dei loro fedeli. Dioniso, sua moglie Ariadne di Cnosso e le sue menadi si allontanarono dagli dei dell'Olimpo e si stabilirono in Etruria, ospiti di Selvans, il signore della foresta. Appare anche una delle divinità della religione di Valtha, così come il dio egizio Seth.

Dioniso e Ariadne


Il rapporto tra gli dei presenta una rete di comunicazione e comportamenti in qualche modo umani: essi sono potenti, sì, però hanno pregi e difetti, insieme a conflitti familiari. Dioniso è scappato dall'Olimpo e ha trovato rifugio nelle terre etrusche, ma la sua famiglia greca continua a cercarlo, e le conseguenze di questa caccia si vedono in tempi moderni. Valtha e i suoi compagni sono inseguiti da creature e messaggeri dell'Olimpo, perché anche loro non sanno dove si trova Dioniso e mettere le sue menadi in pericolo manderà un messaggio. La missione attuale di Valtha consisterà nel riformare il tiaso, riunirsi con Ariadne e trovare Dioniso prima che lo faccia qualcun altro, per la sua salvezza e specialmente quella delle menadi.

Nel sito web di Storie Brute, l'autrice ha scritto alcuni articoli di approfondimento sul contesto storico dei personaggi di Chiantishire, ecco cosa dice sulle divinità:

In Chiantishire le divinità hanno attributi molto particolari: hanno forme diverse, sgargianti, la loro fisicità risente dell’impatto che hanno sulla popolazione mortale… ma possono essere uccisi, distrutti, morire o non-vivere. Niente è eterno, devono adeguarsi alle esigenze del tempo e dello spazio, come si vedrà man mano che la storia procede.

D'altra parte, le conseguenze di un mortale diventato immortale vengono esplorate con la situazione di Valtha: quello che inizialmente rappresentava un sollievo dopo tutte le sofferenze del suo passato, è poi diventato una prigione, in cui il tempo passa in modo diverso e all'improvviso suo figlio è già un adulto. Inoltre, lei non può interagire con lui e può solo osservare da lontano. Questa è una delle ragioni del suo risentimento verso Dioniso. Adesso Valtha vuole solo proteggere la sua famiglia di menadi, nonostante la sua opinione amara della divinità.

Marika Michelazzi ha studiato la storia antica, rappresentando nel modo più preciso possibile le tradizioni, i luoghi e le differenze culturali dei personaggi. Gli articoli di approfondimento sono una lettura complementare ideale per apprezzare di più i dettagli e anche leggere la storia un'altra volta. Chiantishire è un'incantevole opera storica di genere fantasy che non solo è molto appassionante, ma anche educativa e ispira i lettori a scoprire di più sulla storia antica, grazie all'evidente passione dell'autrice. Quest'opera è disponibile completamente gratis nella pagina web del collettivo, e la versione stampata si può comprare nella sezione negozio dello stesso sito.

Titolo: Chiantishire
Editore: autoprodotto dal collettivo Storie Brute
Autore (sceneggiatura, disegni e colori): Marika Michelazzi
Lettering: Marika Michelazzi
Piattaforma digitale: il sito del collettivo Storie Brute e la piattaforma Jundo, tutti e sei i capitoli
Versione cartacea: Tre volumi in formato A4, numero di pagine variabile a seconda del volume
Colori: scala di grigio su carta grigia, con dettagli in rosso e blu

martes, 22 de julio de 2025

Disegnare Manga: il sogno della rivista Mangaka realizzato

Molto tempo fa raccontai la storia della rivista Mangaka, progetto editoriale di Coniglio Editore che ha avuto tante ambizioni quanto una breve esistenza: infatti questo esperimento durò solo due numeri. Dato che abbiamo già approfondito i dettagli, riassumiamo: Mangaka era una rivista specializzata dedicata alla creazione di manga, i fumetti giapponesi, da un lato con lezioni e tutorial, e fumetti brevi di diversi artisti dall'altro. Inoltre, prometteva la possibilità di pubblicare opere degli stessi lettori! Sfortunatamente, questa promessa non si poté mantenere, perché la rivista non arrivò mai oltre il secondo numero.

Copertina di Disegnare Manga n.1
 

Tuttavia nel 2023 è successo qualcosa di molto interessante: la casa editrice Sprea porta in edicola una rivista nuova e comunque familiare. Disegnare Manga per molti aspetti potrebbe essere considerato un successore simbolico di Mangaka. Di grande formato, DM ha lo stesso scopo di aiutare i neofiti a iniziare lo studio e la creazione di fumetti in stile giapponese, però allo stesso tempo si concentra su analisi approfondite e interviste ad artisti di tutto il mondo. DM ha iniziato con un'uscita bimestrale a novembre 2023, seguita dal numero dure a gennaio 2024, poi la rivista scompare misteriosamente per qualche mese, mancando l'uscita di cinque numeri. Personalmente iniziavo a credere che anche questa rivista, nonostante la sua qualità, non avesse soddisfatto le aspettative della casa editrice e fosse stata interrotta. Però a novembre 2024, colpo di scena: dopo una "pausa", Disegnare Manga è tornato in edicola con il terzo numero!

Dopo questa pausa per migliorare e rifinire alcune sezioni, la rivista presenta più lezioni di artisti internazionali, e continua con la parte documentaria dedicata alla storia del fumetto in Giappone. Tuttavia, per essere corretti, confronterò il primo numero di Mangaka solo con il primo numero di Disegnare Manga.

Diversi membri della squadra originale di Mangaka si trovano anche nella redazione di DM: questo è dovuto al fatto che Francesco Coniglio, capo di Coniglio Editore in passato, e consulente editoriale della casa editrice Sprea, aveva deciso di recuperare questo vecchio progetto personale e riprovarci. Sfortunatamente Francesco Coniglio è morto nel 2023, senza vedere il debutto del suo amato progetto ma almeno ha potuto assistere al primo anno editoriale dell'altra rivista incentrata sul mondo dell'animazione giapponese, Anime Cult.

Davide Castellazzi si occupa della gestione della redazione della rivista e scrive anche alcuni articoli di approfondimento. Attualmente scrive la sezione sulla storia del fumetto in Giappone. Questa rubrica non esiste nel primo numero ma risalta come caratteristica importante della rivista così com'è ora.
Entrambe le riviste hanno uno scheletro di sezioni e tutorial, ma DM lo espande, scambiando lo spazio dedicato ai fumetti con più interviste, lezioni e analisi. Qui possiamo vedere un confronto dei contenuti dei due primi numeri:

Mangaka

Disegnare Manga

Mangaka-san (D. Castellazzi-M. Dominici)

Mangaka-san (D. Castellazzi- S.&C. Corradori)

Lezione di anatomia (corpo)

Lezione di anatomia (testa)

Strumenti (screentone o retini)

Strumenti (matita)

Intervista (Massimo Dall'Oglio)

2 Interviste (M. Dall’Oglio e Misturu Miura)

Lezione di stile (chibi)

Lezione di stile (robot mecha)

Recensioni di lettura

Recensioni di lettura

Approfondimento artista (Tokidoki)

Approfondimento artista (Yoshihiro Tatsumi)

8 fumetti brevi originali

1 fumetto breve originale


Strumenti 2 (tavoletta grafica)


Analisi di un manga (con Midori Yamane)


Tutorial di quadricromia (CMYK)


2 di Struttura narrativa (“NAME” e yonkoma)

 

"Le avventure di Mangakasan" (2009)

La sezione di Mangaka-san è un caso interessante: un tutorial molto semplice presentato sotto forma di fumetto, Mangaka-san presenta l'artista omonimo che parla al lettore per dargli consigli artistici. Scritto da Davide Castellazzi, il fumetto mantiene la stessa sceneggiatura in entrambe le riviste, però cambiando lo stile di disegno. Questo è probabilmente per adattarsi ai gusti moderni e attirare un gruppo di artisti più vasto. In Mangaka il fumetto è stato disegnato da Marco Dominici con uno stile simile a quello di Akira Toriyama (Dragon Ball, Dr. Slump & Arale) con un tratto molto comico e un po' caricaturale. D'altra parte, in Disegnare Manga il fumetto è disegnato da Samantha e Consuelo Corradori con uno stile più proporzionato ma stilizzato, che si può prestare a molti altri generi per la sua versatilità. Inoltre, la versione di Mangaka era in bianco e nero con l'uso di retini, mentre quella di DM è colorata digitalmente con ombre e luci incluse. Questa seconda versione non solo presenta il personaggio omonimo come più giovane, e per questo è più facile identificarsi per gli artisti principianti, ma è anche ideale per includere negli sfondi molti riferimenti a manga e anime apprezzati dalle artiste.

 

"Le avventure di Mangakasan" (2024)

L'altro fumetto originale è Handed di Daniela Serri e Daniela Orrù, che insieme usano lo pseudonimo di Dany & Dany. Questa storia breve auto conclusiva dal tono dolce e tragico è accompagnata da una breve analisi dell'uso delle inquadrature e del racconto senza parole. Inoltre, vengono mostrate le pagine nella loro versione preliminare a matita, sottolineando come tutte le fasi della creazione di un fumetto sono importanti e si possono studiare.

Una delle rubriche più notevoli è "Analisi di un manga" di Midori Yamane, che evidenzia un elemento narrativo utilizzando un manga diverso ogni volta. Per esempio, il fumetto del primo numero è Domu di Katsuhiro Otomo, esplorando la tecnica narrativa del kishotenketsu: la divisione della narrazione in introduzione, sviluppo, climax e conclusione.

Disegnare Manga, con la sua struttura più orientata ai tutorial e le analisi, si mostra come uno strumento valido per gli artisti principianti e anche quelli che hanno già esperienza ma possono ancora imparare altro: disegno tradizionale con i pennarelli, disegno digitale, struttura narrativa e composizione, questa rivista si potrebbe considerare uno "starter pack" ideale. L'unico problema è che, nonostante si consideri una rivista bimestrale, sono passati quattro mesi dall'ultimo numero e non abbiamo ancora notizie sul prossimo. Forse in futuro la rivista cambierà ufficialmente la sua cadenza, uscendo ogni quattro o sei mesi? Adesso dobbiamo solo aspettare e apprezzare il potenziale mostrato dai primi quattro numeri, fino a quando non ci saranno altre notizie, si spera presto!

viernes, 27 de mayo de 2022

Apre l'Archivio Multimediale dell'Immaginario a Cagliari

Ottima notizia per gli appassionati di fumetti e animazione: il 12 maggio a Cagliari è stato presentato alla stampa l’Archivio Multimediale dell’Immaginario. Prodotto dell’attività fervente del Centro Internazionale del Fumetto (CIF), l'archivio AMI raccoglie un’incredibile quantità di materiale multimediale, la cui maggior parte è relativa al mondo del fumetto: riviste, collane, albi, graphic novel e saggi sulla storia e le caratteristiche del medium visivo. 

Una sala dell'archvio AMI
(fonte: falzarego35.eu)

Si possono trovare collezioni complete del Corriere dei Piccoli del 1940 e dal 1960 al 1972, le prime edizioni dei numeri di Supereroi dell’Editoriale Corno, le ristampe anastatiche, ovvero riproduzioni fedeli delle copie originali, della rivista Linus dal 1965 al 1980 e le raccolte complete delle riviste antologiche Totem, Comic Art, Pilot ed Eureka. Inoltre è presente anche una sezioni di fumetti internazionali da tutte le parti del mondo, come Cina, Russia, Brasile, Argentina e molte altre. Per quanto riguarda l’animazione, sono disponibili saggi e film in DVD, insieme a documentazione sulla televisione, materiale multimediale e saggistica. Non manca il patrimonio di materiale secondario come figurine, carte da gioco, tarocchi, riviste illustrate e satiriche dalla metà dell’Ottocento fino agli anni ‘60 del Novecento come Illustrazione Italiana, Illustrazione Popolare, Lo spirito Folletto, Il Giornalino della Domenica e anche fotoromanzi come Avventuroso Film

Questo archivio si trova all’interno del Centro Internazionale del Fumetto, nel Polo Bibliotecario Falzarego 35 con altre cinque realtà socio-culturali: il Centro di Documentazione e Studi delle Donne, la Mediateca LGBT e Queer, il Centro di documentazione per lo spettacolo Marco Parodi, la Biblioteca Arti e Mestieri dello Spettacolo e il Centro di documentazione multimediale delle zone umide. Il Polo Bibliotecario ha sede nell’edificio in Via Falzarego 35 a Cagliari, che per cinquant’anni (dai primi anni ‘50 ai primi anni 2000) ha ospitato una delle scuole elementari più importanti della città, la scuola Edmondo De Amicis. Dal 2018 ospita il Centro Internazionale del Fumetto, aggiungendo altre attività culturali nel corso degli anni.

Nella presentazione dell’archivio AMI, presenziata dall’assessora alla Cultura del Comune di Cagliari Maria Dolores Picciau e Pasquale Mascia, coordinatore dell'Ufficio Archivio storico e Biblioteche e del Sistema Bibliotecario Comunale, l’autore e regista Bepi Vigna ha spiegato: 

“Il nostro Centro Internazionale del Fumetto raccoglie materiali e tracce della produzione narrativa popolare che ha alimentato il nostro immaginario. In pratica, proponiamo un nuovo modo di  approcciare la storia che riguarda tutti. Perché noi siamo quello che abbiamo sognato, siamo i libri che abbiamo letto, i film che abbiamo visto,  la musica che abbiamo ascoltato. Siamo i giochi che abbiamo fatto da bambini... noi siamo i nostri ricordi. Attraverso  i fumetti e i libri, nelle pagine delle riviste illustrate, nei film e nelle serie TV, nelle canzoni che abbiamo amato,  possiamo ritrovare ciò che ci aiuta a capire meglio noi stessi e valutare i cambiamenti del mondo che abbiamo attraversato e comprenderne l'impianto di valori".

Presentazione dell'archivio AMI con Pasquale Mascia, Maria Dolores Picciau e Bepi Vigna
(fonte: falzarego35.eu)

Bepi Vigna, direttore del Centro Internazionale del Fumetto, è nato a Baunei (Ogliastra, Sardegna) nel 1957. Ha lavorato per alcuni anni come avvocato fino alla fondazione a Cagliari del gruppo Bande Dessinée insieme a Antonio Serra e Michele Medda. I tre hanno scritto sceneggiature di fumetti per le serie di Sergio Bonelli Editore, e nel 1989 hanno proposto all’editore Nathan Never, la prima serie fantascientifica di SBE, che ha esordito nel 1991 ed è attualmente molto popolare in Italia e molti altri paesi. Nel 1995 uno dei personaggi secondari della serie diventa protagonista del suo spin-off, Legs Weaver, pubblicato dal 1995 al 2005. Nel 1990 ha pubblicato con il giornale L’Unione Sarda il libro Luoghi ed esseri fantastici della Sardegna scritto con Giampiera Caprolu sulle creature leggendarie della Sardegna. Nel 1993 Vigna ha fondato a Cagliari la prima scuola di fumetto della regione, che ora è parte del CIF. Egli è anche autore di saggi su fumetti, cinema e tradizioni popolari, racconti e romanzi. Nel 2006 ha iniziato a dirigere la rivista sarda di fumetto e illustrazione Backgroiùund e la rivista di cinema Teorema. Ha diretto alcuni cortometraggi e documentari, come per esempio Imago Sardiniae, documentario in tre parti sulla storia del fumetto sardo del Novecento.

Parte dell’archivio è dedicata al fumetto sardo: recentemente è iniziata la catalogazione del materiale e per ogni autore si prepara una propria scatola. La curatrice del censimento dei documenti Elisabetta Randaccio dichiara: 

"Nelle scatole in cui sono catalogate le opere dei fumettisti sardi si trovano grandi sorprese: non solo pubblicazioni, articoli di giornale, ma anche lavori pittorici, sceneggiature originali di fumetti e graphic novel in una panoramica straordinaria della creatività sarda all’interno del fumetto. La catalogazione tramite scatole e schede facilita non poco la consultazione e lo studio dei materiali”

Il materiale dell’archivio proviene dalle relazioni con istituzioni nazionali e internazionali come l’Institut National des Beaux-Arts e il Forum International de la Bande Dessinée di Tétouan (Marocco) e il festival letterario Semana Negra di Gijón (Spagna) tra molte altre. Inoltre, grandi contributi provengono da donazioni di collezionisti privati, come l’ex professore, autore e musicista Fulvio Caporale, socio onorario del Centro: tra questo materiale c’è un giornale illustrato francese del 1789, e un libro di Smorfia Romana del 1810 con incisioni di fine Settecento. Questo archivio sarà un’incredibile risorsa per gli appassionati e gli studenti per le loro ricerche personali e saggi, una testimonianza della cultura popolare italiana.

Si può visitare l’Archivio Multimediale dell’Immaginario previo appuntamento scrivendo all’indirizzo e-mail centrointernazionalefumetto@gmail.com.

martes, 10 de mayo de 2022

Terme e viaggi nel tempo: Thermae Romae di Mari Yamazaki

Copertina di Thermae Romae
vol.4 con il busto di Lucio

A volte elementi che non sembrano avere niente in comune possono rivelarsi una combinazione sorprendente e memorabile: questo è il caso della storia divertente di Thermae Romae, manga scritto e disegnato da Mari Yamazaki. Il fumetto fu pubblicato dalla rivista Comic Beam nel 2008 e in seguito in sei volumi tankobon; i volumi sono stati pubblicati in italiano da Star Comics nel 2011, in inglese da Yen Press nel 2012 e in spagnolo da Norma Editorial nel 2013. La storia ha per protagonista l’ingegnere romano Lucio Modesto, che nell’antica Roma si occupa di progettare e costruire terme. In un momento di relax alle terme, Lucio viene trascinato sul fondo della vasca e misteriosamente trasportato in una stazione termale del Giappone moderno. L’ingegnere non capisce di aver viaggiato nel tempo, bensì crede di essere in una colonia dell’Impero, in una delle terme per la “gente dalla faccia piatta”, mentre gli autoctoni credono che lui sia un turista straniero. Un uomo gli offre gentilmente una bottiglia di latte alla frutta, e in una delle scene più memorabili della serie Lucio è sorpreso dal sapore delizioso della bibita.

Lucio emerge per la prima volta
in un bagno giapponese

Completamente stupito e incantato dalla tecnologia di questa strana colonia, una volta tornato altrettanto misteriosamente che all’andata, Lucio tenta di riprodurre le innovazioni che ha visto. I romani apprezzano molto presto il genio innovatore di Lucio, che continua a viaggiare accidentalmente nel tempo ogni volta che ha difficoltà con un lavoro importante. Lucio è contento di poter contribuire al miglioramento del benessere dei romani e dell’Impero, però essendo effettivamente modesto, come dice il suo cognome, si sente un po’ un impostore perché è stato ispirato dalla misteriosa colonia che continua a visitare. Modesto, ansioso, dedito al lavoro e altruista, Lucio è un protagonista per cui il lettore può provare simpatia e anche fare il tifo. La maggior parte dell’umorismo della serie sta nelle reazioni di Lucio al mondo moderno e i suoi tentativi di interagire con la gente senza capire una parola di giapponese. Inoltre, Lucio sviluppa un sentimento di grande ammirazione nei confronti del popolo giapponese, al punto di avere piccole crisi occasionali nel suo orgoglio romano. 

L'autrice Mari Yamazaki

Il filo rosso che unisce la cultura romana e giapponese è l’importanza e il valore del rilassarsi in una vasca di acqua calda, in compagnia o da soli. Il concetto di bagni pubblici in cui riposarsi dopo le fatiche quotidiane in modo tranquillo senza disturbare la pace dei vicini fa parte tanto della cultura termale romana quanto di quella giapponese. L’apprezzamento dei bagni giapponesi (chiamati onsen) da parte di Lucio e la sua abilità nel ricreare alcuni dei loro strumenti con la tecnologia romana del secondo secolo a.C. sono una lettera d’amore dell’autrice rivolta a entrambe le culture. Infatti, Mari Yamazaki ha studiato e vissuto in Italia per alcuni anni, e ha voluto unire le sue conoscenze del mondo greco/romano con la sua esperienza nelle terme giapponesi: il risultato è una serie divertente e molto informativa perché anche storicamente corretta. In ogni volume sono presentati articoli di approfondimento dell’autrice su un elemento particolare trattato nella storia, come per esempio gli strumenti usati nelle terme romane. Thermae Romae è la prima serie di una trilogia sul legame tra il mondo greco/romano e il Giappone moderno: le altre due sono Plinius (2013, con un approccio più accademico sullo studioso e naturalista Gaio Plinio e l’imperatore Nerone) e Olympia Kyklos (2018, con protagonista il pittore di anfore Demetrios che arriva nella Tokyo olimpica del 1964). 

Poster di Thermae Romae Novae
di Netflix

Thermae Romae ha due film live-action e due adattamenti animati: Thermae Romae I (2012) e II (2014) diretti da Hideki Takeuchi; sei episodi realizzati da Dream Link Entertainment in collaborazione con lo studio Gonzo nel 2012, che non sono stati distribuiti fuori dal Giappone; e la nuova serie del 2022 Thermae Romae Novae in collaborazione con Netflix, distribuita a livello mondiale. La serie animata attuale ha un budget più elevato ed è molto apprezzata dal pubblico, grazie alla sua buona animazione, ambientazioni molto belle e una fantastica colonna sonora. Inoltre, ogni episodio è accompagnato da un segmento in cui Mari Yamazaki visita delle terme e si impara qualcosa sull’attività termale. Tanto la serie a fumetti quanto la serie animata del 2022 sono ideali per un momento di leggerezza e apprendimento divertente. Magari si potrebbe leggere dopo un bagno caldo!

lunes, 27 de diciembre de 2021

Fantomius, il ladro gentiluomo di Disney Italia

Con il debutto del film di Diabolik nei cinema questo mese ho deciso di restare in tema parlando di un altro ladro famoso del fumetto italiano: Fantomius ladro gentiluomo. Per parlare di lui è necessario un po’ di contesto sulle sue origini e la lunga serie di parodie e omaggi fatti dai fumettisti Disney italiani.

Nel 1969 gli autori della rivista Topolino Guido Martina e Giovanni Battista Carpi e la caporedattrice Elisa Penna crearono un alter ego per Paperino: Paperinik, identità che permette a Paperino di avere una rivincita contro le sfortune della sua vita quotidiana. Paperinik iniziò come entità un po’ scherzosa (una delle prime imprese fu rubare il materasso dello zio Paperon De’ Paperoni come rivalsa personale), però presto Paperinik usa questa nuova identità e i suoi gadget creati da Archimede Pitagorico per aiutare gli altri e combattere il crimine come vigilante. In Paperinik e il diabolico vendicatore Paperino è stato ispirato ad assumere questa seconda identità dal diario di Fantomius, che agì come ladro durante gli anni ‘20 del secolo scorso e aveva come base la sua abitazione Villa Rosa a Paperopoli. Oltre al diario, Paperino ha trovato anche il costume del famoso ladro e lo ha preso per la sua avventura come Paperinik. 

"Paperinik e il segreto di Fantomius"
di Marco Gervasio (2011)

Per molto tempo il personaggio di Fantomius è stato un mistero, non si sapeva molto della sua vita oltre alle sue imprese ed è stato menzionato in alcune storie di Paperinik solo tramite il suo diario. L’inizio della rielaborazione del personaggio avviene in quattro storie: Paperinik e l’ombra di Fantomius (2003), Paperinik e il tesoro di Dolly Paprika (2007), Paperinik e il segreto di Fantomius (2011) e Paperinik e il passato senza futuro (2012), che funzionano come prologo per la serie ufficiale dedicata a Fantomius ambientata negli anni ‘20 del Novecento.

Questa nuova fase della gestione del personaggio è condotta da Marco Gervasio, sceneggiatore e artista Disney, che ha stabilito un'identità molto più chiara e definita del ladro gentiluomo, esplorando le sue avventure nella propria serie di storie, pubblicata periodicamente su Topolino. La saga Le strabilianti imprese di Fantomius ladro gentiluomo è iniziata nel 2012 con la storia Il Monte Rosa pubblicata il 13 novembre 2012 nel numero 2972 di Topolino. Le prime quattro storie sono uscite nel corso di quattro settimane nella rivista, per presentare il personaggio, i suoi amici alleati e i suoi nemici e rivali. In seguito, le avventure del ladro sono uscite con una frequenza più libera, presentando finora un totale di 27 storie più le quattro del prologo. 

Copertina del n.0 della Definitive
Collection con le quattro storie
del prologo

Fantomius, come Diabolik (una delle sue ispirazioni), prende elementi dei romanzi francesi degli anni ‘10 sul ladro Fantômas, con cui Fantomius ha in comune anche la maschera blu.

La vera identità di Fantomius è Lord John Lamont Quackett, giovane nobile appassionato di storie d’avventura di Robin Hood che non apprezza l’ipocrisia della società del tempo e si sente alienato dai suoi pari perché lo considerano un fannullone. Ispirato dal suo ladro preferito, Fantomius ruba ai ricchi per donare a chi ne ha bisogno (e un po’ per se stesso) e per l’emozione della sfida: più l’impresa sembra difficile, più è divertente.

Nella serie si presentano gadget che sono stati già menzionati nei diari trovati da Paperino e molti nuovi. I dispositivi, creati dal suo amico inventore Copernico Pitagorico (antenato di Archimede, che aiuta Paperinik nel presente), a volte sono invenzioni anacronistiche, cioè precedono la vera data di invenzione: per esempio, in Il ladro e il miliardario, ambientato nel 1922, Fantomius usa una pellicola dove lo si può sentire parlare, mentre in realtà si è riusciti a includere il sonoro nei film più tardi, nel 1927.

Dolly Paprika, Fantomius
e Copernico nel n.2
della Definitive Collection

Come Diabolik, il papero ladro ha una compagna sia sul lavoro che nella vita privata: Dolly Duck, che lavora con Fantomius con il nome di Dolly Paprika. I due ladri sono sempre inseguiti dal commissario Pinko, personaggio molto determinato ma poco fortunato e fonte di parte delle gag della serie. Nel corso della serie Marco Gervasio è riuscito a costruire un gruppo di personaggi con una personalità definita e una storia personale dettagliata, fino al punto che nella edizione Definitive Collection in volumi si può leggere una linea del tempo per ogni membro della banda di Fantomius.

Tutti e tre hanno una storia familiare che viene esplorata in diverse storie, includendo il racconto dei loro primi incontri e la formazione della banda. Il fratello che ispirò John Quackett a diventare un ladro gentiluomo, la formazione da ballerina classica e l'irritazione nei confronti dell’alta società che hanno plasmato Dolly Duck, e il rapporto conflittuale di Copernico con il fratello gemello Cartesio sono alcuni degli elementi che rendono i personaggi interessanti e carismatici.

Omaggio a Laurel & Hardy
in "Silenzio in sala"
(fonte: ventennipaperoni.com)

L’attenzione al contesto storico degli anni ‘20 permette di creare storie particolari: Silenzio in sala, pubblicata il 16 aprile 2012 su Topolino n.2994, è un omaggio ai film muti, e per questo la storia è senza dialoghi! Inoltre, in un inseguimento tra Fantomius e Pinko attraverso i set cinematografici di Hollywood si possono vedere omaggi a Nosferatu (1922), La battaglia del secolo (1927) con la partecipazione di Stan Laurel e Oliver Hardy (conosciuti nei primi anni in Italia come Cric e Croc prima di essere chiamati Stanlio e Ollio), Spartaco (1953) e Il cavaliere della valle solitaria (1953). Gli ultimi due sono un esempio di anacronismo perché non esistevano ancora negli anni ‘20, però si è trattato di una sorta di licenza poetica, un omaggio voluto.

Visivamente, la serie di Fantomius si distingue dalle storie regolari di Topolino a causa della sua palette di colori più desaturata, che si addice bene all’epoca della storia. Inoltre, i riquadri delle didascalie sono decorati, in contrasto con i riquadri semplici delle storie regolari. 

Prima pagina de "Il Monte Rosa"
di Marco Gervasio (2012)

Le strabilianti avventure di Fantomius ha elementi in comune con Diabolik, però con un’atmosfera più leggera e scherzosa mantenendo intatto il fascino del mistero; sotto questo punto di vista è più vicina alle avventure animate di Lupin III. Fantomius è definitivamente uno dei personaggi più interessanti che il lato italiano dei fumetti Disney ci ha offerto nella sua lunghissima storia, e che ha ancora il potenziale di continuare a raccontare nuove avventure.

viernes, 13 de agosto de 2021

Il cartoon incontra l'orrore: I conigli rosa uccidono (Dylan Dog)

Eddie Valiant e Roger Rabbit

I cartoni animati di genere comico sono ben noti per le loro leggi fisiche che permettono ai personaggi di compiere azioni comicamente esagerate senza avere ferite importanti: questo concetto è chiamato commedia slapstick. Gli esempi più celebri di slapstick si possono trovare nei cortometraggi di Looney Toons, Tom & Jerry e Braccio di Ferro.

E questa è solo una parte dei cameo!

Che succederebbe se i personaggi dei cartoni animati coesistessero con gli umani? Nel 1988 il film Chi ha incastrato Roger Rabbit, diretta da Robert Zemeckis e con protagonisti Bob Hoskins, Christopher Lloyd e Charles Fleischer, propone un mondo dove umani e toons convivono: loro recitano nei cortometraggi come gli attori umani, però seguono lo stesso le regole dello slapstick. Questo incredibile film di culto di fine anni 80 fu creato con una tecnica mista: sono state filmate le scene in carne e ossa, poi gli animatori hanno aggiunto i toons, creando le interazioni tra di due sullo schermo. Il film è pieno di cameo di personaggi famosissimi, e una delle poche occasioni in cui i più grandi personaggi Disney e Warner Bros si sono incontrati.

Copertina del n.24 di Dylan Dog

Alcuni mesi dopo nello stesso anno, in Italia si diede un’altra risposta alla domanda da un punto di vista horror: Dylan Dog (abbiamo parlato del fumetto in passato) propone nelle edicole il numero 24 intitolato I conigli rosa uccidono, scritto da Luigi Mignacco con i disegni di Luigi Piccatto e Cesare Valeri. La creatura protagonista è il famosissimo coniglio animato Pink Rabbit, omaggio e parodia dei Looney Toons e i principi dello slapstick. Pink Rabbit è presentato come personaggio di finzione nel mondo di Dylan Dog, prodotto dallo studio Sandy Sidney (palese parodia della Disney). Incredibilmente, Pink Rabbit arriva nel mondo reale, e cerca di giocare con i suoi nuovi “amici di carne” allo stessa maniera del suo paese d’origine: violente gag slapstick! Sfortunatamente gli umani non seguono le stesse leggi fisiche dei toons, quindi potete immaginare i risultati brutali e splatter dei suoi giochi, e le sue perplessità: perché i suoi nuovi amici non si riprendono, sono fragili?

Pink Rabbit ha finito di giocare
con il suo animatore Frank

Quando la moglie di uno degli animatori principali affida a Dylan il caso del suo omicidio (il marito aveva incubi ricorrenti su Pink Rabbit e di recente lo ha visto nel mondo reale), una serie di eventi conduce Dylan nel mondo animato di Pink Rabbit. Tuttavia, come in molte altre storie memorabili del personaggio, la narrazione ci offre due spiegazioni, una soprannaturale e una più terrena, e una non esclude l’altra! Pink Rabbit esisteva davvero o era una maschera utilizzata dal suo creatore per compiere omicidi? In un incredibile colpo di scena, entrambe sono la verità, quando Groucho rivela a Dylan di aver visto la sua lotta contro Pink Rabbit in televisione. L’esistenza del mondo dei toons viene trattata successivamente nel numero 107, Il paese delle ombre colorate del 1995. Qui si esplora il mondo animato di Jumpo (il vero nome di Pink Rabbit) e si capisce che in realtà il coniglio non è così cattivo, semplicemente non comprende il mondo delle persone di carne.

Copertina del n.107 di Dylan Dog

Jumpo ha avuto altre due storie dedicate a lui, in due testate secondarie di Dylan Dog; nel 2009 è protagonista de I conigli rosa colpiscono ancora nell’annuale Almanacco della Paura e nel 2018 in I conigli rosa muoiono nella testata trimestrale Color Fest dedicata alle storie a colori. La tetralogia scritta da Luigi Mignacco ci ha regalato uno dei personaggi più interessanti e memorabili della serie, e uno dei miei preferiti che spero di vedere apparire in altre storie in futuro.

martes, 27 de julio de 2021

Un sogno finito troppo presto: la rivista Mangaka

Copertina del n.1 di Mangaka

Japan Magazine non è stata l’unica rivista dedicata al mondo manga che mi ha affascinato in passato. Nell’estate del 2009, dopo una giornata al mare, in un’edicola trovai una rivista intitolata Mangaka, con una copertina molto colorata e una didascalia che diceva “l’unica rivista che pubblica i tuoi manga”. Fui instantaneamente incantata e lo comprai. All’interno aveva alcune storie brevi di autori di manga europei, con articoli sulle tecniche e interviste a autori di manga. Speravo di trovare il numero successivo, però non l’ho mai trovato: convinta di aver scoperto qualcosa che potesse riempire il vuoto lasciato da Japan Magazine, ho continuato a sperare di avere fortuna e prendere un numero in futuro. Sono passati anni, e durante una ricerca online ho trovato finalmente una risposta ai miei dubbi: la rivista, pubblicata da Coniglio Editore nel 2009 con cadenza bimestrale, concluse il suo percorso editoriale dopo i primi due numeri. La stessa casa editrice oggi non esiste, sfortunatamente ha chiuso i battenti nel 2011.

Annuncio per la pubblicazione
sulla rivista

Presentata come un supplemento a Scuola di Fumetto, Mangaka offriva un’opportunità incredibile: i lettori potevano inviare le loro storie brevi alla redazione, e se fossero state pubblicate, l’artista sarebbe stato pagato 35 euro per ogni pagina! Per me, una ragazzina di 13 anni, 35 euro a pagina sembrava un tesoro. Avere la fortuna di vedere i miei disegni pubblicati in una rivista, ed essere anche pagata? Un sogno! Ecco qui l’annuncio con le istruzioni per inviare via posta una storia da una a quattro pagine. Ricordate, era l’anno 2009 e inviare via posta fotocopie o scansioni digitali su CD era ancora più comune e accessibile che usare la posta elettronica.



Copertina del n.2 di Mangaka

Sfortunatamente non possiedo il secondo numero, sarei molto curiosa di vedere le opere di artisti non professionisti. Gli artisti che hanno collaborato al primo numero sono:


Articolo sui retini
Gli articoli trattano tecniche, fondamenti e strumenti per il disegno, con una scrittura facile per i principianti però molto informativa e interessante. Per esempio, un breve articolo spiega cosa sono i retini o screentone, che funzione hanno (con molte immagini) e dove si possono trovare in Italia.

In conclusione, la rivista Mangaka aveva il potenziale per essere un punto di riferimento e un trampolino di lancio per artisti principianti interessati alla creazione dei manga, ed è un peccato che il percorso editoriale sia stato così breve. Comunque, sono molto contenta di aver comprato il primo numero in quel giorno estivo, ricordando la rivista con affetto ancora oggi.

lunes, 19 de julio de 2021

Prima dei forum e dei siti online in Italia: Japan Magazine

Durante il boom di popolarità delle serie anime in Italia durante gli anni ‘80 e ‘90 il fan medio era molto interessato a scoprire di più sulle sue serie preferite, più cosciente delle differenze tra il doppiaggio censurato e la versione originale, e voleva anche incontrare altri appassionati. Tuttavia, a quei tempi i forum e i siti online come li conosciamo oggi ancora non esistevano. Allora che cosa avevano i fan di ieri?

Copertina di Japan Magazine del 1991
(fonte: Guida al Fumetto Italiano)

Nel 1991 nelle edicole debuttò Japan Magazine, una rivista dedicata alle serie anime del momento. Un giornale versatile, che nel corso di più di un decennio cambiò molte volte copertina, titolo e specialmente formato. L’incostanza del formato di Japan Magazine è probabilmente dovuta al cambio di editori e al fatto che tecnicamente era una pubblicazione con contenuti piratati, perché non aveva l’autorizzazione dei proprietari delle serie, però quest’ultima parte è una congettura che non è mai stata confermata ufficialmente. Corrette o no, queste voci sulla “rivista pirata” amplificavano la sua celebrità: Japan Magazine era il punto di riferimento per l’appena nata cultura otaku italiana. 

I suoi contenuti includevano articoli sulle serie in onda e anticipazioni di ciò che si sarebbe visto prossimamente, interviste ai doppiatori e fumettisti, poster e spazi dedicati ai contenuti dei lettori. Infatti, i lettori potevano inviare i propri disegni e fanfiction alla redazione della rivista! Inoltre, la redazione rispondeva alle domande dei lettori in La posta del Drago e si potevano proporre annunci di vendita, acquisto o scambio nella rubrica Fiera del Bambù, dove talvolta gli annunci erano semplicemente qualcosa come “Cerco amici per parlare di manga e anime, puoi scrivermi a questo indirizzo di posta”. Nell’ultimo periodo della sua storia editoriale la Posta del Drago è stata affiancata dalla Posta di Matilda: nella prima si parlava di domande e tematiche quotidiane generali, la seconda era dedicata alle domande sul mondo anime e la cultura giapponese.

Copertina di JM del 1993,
con inspiegabilmente Dylan Dog
(fonte: Guida al Fumetto Italiano)

Sembra tutto legittimo, giusto? Quindi dove sono i contenuti piratati? Nei primi anni di Japan Magazine, la rivista di solito conteneva capitoli di anime comics, cioè una versione a fumetti di un episodio creata utilizzando fotogrammi della serie animata. Normalmente gli anime comics possono essere dei lavori di qualità, quando sono fatti da una squadra che capisce il linguaggio visivo del fumetto. Il fatto è che gli anime comics di JM solitamente prendevano adattamenti già esistenti e li modificavano, a volte tagliando scene e semplificando i dialoghi. Possiamo vederne un esempio grazie all’articolo di MikiMoz, che ci presenta un anime comic di Sailor Moon e le differenze con la versione tradotta correttamente da Marvel/Panini anni prima. Anche il suo articolo riguardo la rivista è molto interessante! Durante la terza fase editoriale di JM gli anime comics si ridussero e quando apparivano si trattava di pagine assemblate dalla redazione con fotogrammi di qualità più bassa, personalmente mi ricordano le registrazioni in VHS.

Pagina dell'anime comic di Beyblade
(2005, collezione personale)

Inoltre, nei primi anni alcuni numeri avevano in allegato delle VHS di film o OAV (Original Anime Video), e questi erano senza dubbio piratati, fino al punto del conflitto aperto tra l’editore EDEN e i distributori autorizzati, come Yamato.

Questa rivista particolare, che a volte si può considerare simile a un fanzine, ha avuto tre serie nel corso della sua storia editoriale:

  • Serie I (1991-1992) 10 numeri
  • Serie II (1992-1995) 28 numeri
  • Serie III (1998-2005) 66 numeri

Per questo, anche se non è facile identificare la data di uscita di ogni numero, è possibile stimare l’anno di pubblicazione.

Copertina di JM di fine anni '90
(fonte: Guida al Fumetto Italiano)

Durante la mia infanzia negli anni 2000 compravo Japan Magazine quando avevo la fortuna di trovarlo in edicola. Mi ricordo di aver visto formati diversi, una volta era un quadernino, un’altra volta era grande come la carta da stampante! Anche il numero delle pagine cambiava e talvolta il titolo, mi chiedevo spesso come mai fosse così. Ho alcuni numeri intitolati JM Japan Magazine, e alcuni intitolati JM Cartoons, dalle dimensioni di un libriccino. Grazie al sito di archivio guidafumettoitaliano.com ho potuto finalmente capire il percorso strano della rivista e le sue edizioni speciali, come JM Cartoons. Uno degli articoli che mi colpì particolarmente trattava di strumenti da disegno e menzionava i pennarelli Pantone con molte immagini.

Copertina di JM del 2005
(collezione personale)



Alla fine era questa la forza di JM: in un epoca in cui la rete non esisteva o non era così accessibile come oggi, immagini e informazioni (anche se talvolta parzialmente incorrette) erano un tesoro prezioso! Dopo l’epoca d’oro tra il 1995 e i primi anni del 2000, nell’ultimo periodo della sua storia editoriale la rivista abbassò gradualmente la qualità, e concluse il suo percorso nel 2005. Quando ho deciso di scrivere questo articolo ho cercato i miei numeri della rivista e ne ho trovati due che sono molto probabilmente del 2005. Spero di trovare il numero con i pennarelli Pantone, così potrei condividere qui l’articolo!

JM è stata una rivista particolare e un po’ bizzarra, non era perfetta però era un prodotto della passione degli appassionati di manga e anime. Grazie Japan Magazine per i ricordi felici di due generazioni di fan! <3