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miércoles, 18 de febrero de 2026

Dalla gabbianella a Garibaldi: la storia di Lanterna Magica

Uno dei film d'animazione più conosciuti e apprezzati di fine secolo è La gabbianella e il gatto, parte della memoria collettiva di molti bambini italiani degli anni 90. Qui conosceremo la storia interessante del suo studio d'animazione, Lanterna Magica.

Creato nel 1983 da Maria Fares e Roberto Baratta, inizialmente era un laboratorio creativo patrocinato dall'Assessorato all'Educazione del Comune di Torino. Nei suoi primi anni di attività, da un lato creava con i bambini delle scuole primarie e secondarie alcuni cartoni animati, e dall'altro realizzava cortometraggi e pubblicità di tipo sociale (alcol, fumo, inquinamento e altro) per società ed enti. Inoltre, il laboratorio operava come centro di cultura audiovisiva, con corsi di alfabetizzazione e specializzazione delle tecniche audiovisive per insegnanti, operatori culturali e cittadini.

Nel 1992, lo studio ha deciso di tentare la produzione del suo primo lungometraggio animato, La freccia azzurra, basato sul racconto omonimo di Gianni Rodari del 1964. Il film è stato diretto dall'artista Enzo d'Alò, personaggio molto importante per la storia dello studio, e presentava un gruppo di  doppiatori famosi come Dario Fo e Lella Costa. La produzione è stata complessa e un vero investimento, che ha ripagato molto bene all'uscita nei cinema nel 1996, con un grande successo di critica e pubblico, arrivando a vincere quattro diversi premi cinematografici: David di Donatello 1997 (miglior musicista a Paolo Conte), Nastro d'Argento 1997 (migliore colonna sonora a Paolo Conte), premio speciale per film d'animazione prodotto in Italia, Bellaria Film Festival 1997 (Premio Casa Rossa per miglior contributo tecnico) e una candidatura al Festival Internazionale dei film d'animazione di Annecy 1997 come miglior lungometraggio. Durante la produzione de La freccia azzurra, lo studio ha lavorato anche a produzioni televisive come il lungometraggio Kamillo Kromo (1993) e la serie La Pimpa - Le nuove avventure (1997).

Trailer della versione restaurata (2020) de La Freccia Azzurra (1996)

Nel 1998, La gabbianella e il gatto è uscito al cinema con un gran successo, arrivando a essere il film più popolare e riuscito di Enzo D'Alò e in generale il film d'animazione italiano con il maggior successo commerciale. Basato sul romanzo del 1996 "Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare" dell'autore cileno Luis Sepúlveda, il film è stato la prova dell'incredibile potenziale dello studio che sembrava avere un futuro di espansione. Tra le altre produzioni televisive, nel 1999 Lanterna Magica ha lavorato alla sigla iniziale della trasmissione per bambini Melevisione

In quell'anno, Maria Fares e Enzo D'Alò (lei era amministratore unico, lui era regista dei film), hanno investito molto in progetti, strumenti e lavoratori per espandere l'azienda. Avevano l'obbiettivo di produrre un lungometraggio all'anno e una serie televisiva ogni due anni, rispettando le commissioni. Le produzioni in corso erano i cortometraggi Momo, Tempesta, Aida (degli alberi), la serie per la televisione Sopra i tetti di Venezia e l'episodio pilota di Pinocchio. Alla fine dell'anno, Lanterna Magica è prossima a un affare con aziende importanti del settore che avrebbe permesso di ottenere più autonomia creativa e la gestione di tutti i diritti sulle sue produzioni e prodotti collaterali.

Il nuovo millennio è iniziato con un anno complicato. Grazie ad un comunicato sindacale di quel periodo, abbiamo una linea temporale degli eventi che hanno portato al fallimento di Lanterna Magica come azienda. Questa non è la fine dello studio, però è un momento di transizione molto importante che ha definito il suo futuro. Nel gennaio del 2000, Enzo D'Alò ha iniziato a realizzare qualcosa su ciò che voleva fare della sua arte. Insisteva sul fatto che l'azienda dovesse continuare ad essere esclusivamente produttrice esecutiva. Il comunicato dichiara questo:

Sicuramente D’Alò, non riesce a realizzare una sintesi tra il suo essere regista e al contempo produttore e teme di non poter più “controllare” una società in rapido sviluppo.

Questi pensieri di D'Alò sono risultati in perdite di opportunità e ritardi nella produzione di Momo e Pinocchio. Problemi simili si sono manifestati con Sopra i tetti di Venezia, però grazie alla disponibilità degli altri registi della serie, lo studio ha mantenuto il contratto con France Animation fino al mese di agosto, quando l'azienda francese, preoccupata per le ripercussioni del conflitto interno tra D'Alò e i lavoratori di Lanterna Magica, ha reciso il contratto. Dopo mesi di tentativi di mediazione da parte dei lavoratori e constanti rifiuti di negoziazione da D'Alò, il 20 giugno del 2000 ha ipotizzato il fallimento dell'azienda con una testimonianza al Tribunale Fallimentare di Torino. Questo significa che ha dichiarato che la sua azienda avrebbe potuto fallire molto presto, nonostante gli sforzi di Maria Fares. A causa della situazione ufficiale di pre-fallimento, l'azienda non poteva pagare i suoi debiti con le società che collaboravano con essa per Momo e Sopra i tetti di Venezia, giungendo alla citata conclusione del contratto da parte di France Animation.

Infine, Lanterna Magica è fallita verso la fine dell'anno, tuttavia l'azienda produttrice cinematografica Medusa l'ha acquisita a dicembre del 2000, permettendo la conclusione dei progetti in corso e assumendo quasi tutti i lavoratori. Due anni dopo, Maria Fares è riuscita ad acquisire l'azienda da Medusa, che ha mantenuto solamente il ruolo di distributore di film. In questo modo, Lanterna Magica ha continuato a produrre film e serie televisive per molti anni.

 Pubblicità della VHS di Aida degli alberi e i suoi gadget di Kinder & Ferrero

Aida degli alberi è uscito al cinema nel 2001. Il film, ispirato all'opera lirica di Giuseppe Verdi, ha avuto meno successo del film della gabbianella, però è comunque molto apprezzato. Nello stesso anno, Sopra i tetti di Venezia ha completato la sua produzione e ha esordito nelle televisioni europee tra cui Rai 2 nel 2003, mentre il lungometraggio Totò Sapore e la magica storia della pizza è uscito nei cinema. Aida e Totò hanno avuto dei gadget in collaborazione con Kinder & Ferrero. Il periodo d'oro dei giocattoli Kinder & Ferrero è un fenomeno che merita un articolo separato.

Trailer di Totò Sapore (2003)

Negli anni successivi hanno lavorato a serie televisive come Gino il pollo (2006) e Matt & Manson (2008, coproduzione francese). Nel 2009, una nuova coproduzione con la Francia risulta nel film Nat e il segreto di Eleonora. L'anno seguente, Maria Fares ha deciso di chiudere la sede storica di Lanterna Magica in Via Cesare Battisti n.15 di Torino, con il piano di affittare periodicamente spazi più convenienti ai tempi e le necessità delle produzioni. Il trasferimento ha portato alla redazione dell'inventario dell'archivio dei documenti di produzione. L'inventario è disponibile in rete nel sito dell'Archivio di Stato di Torino. Nel 2011 Lanterna Magica ha prodotto il lungometraggio per la televisione dedicato alle celebrazioni per il 150° anniversario dell'unità d'Italia: Il generale e i fratellini d'Italia.

Oggi, Lanterna Magica continua a lavorare in collaborazione con altre aziende. Il sito web dello studio era disponibile fino all'autunno del 2024, è possibile che abbiano cambiato il dominio o semplicemente non volevano mantenerlo. Ad ogni modo, il sito è stato archiviato nella Wayback Machine e si può ancora visitare.

viernes, 27 de mayo de 2022

Apre l'Archivio Multimediale dell'Immaginario a Cagliari

Ottima notizia per gli appassionati di fumetti e animazione: il 12 maggio a Cagliari è stato presentato alla stampa l’Archivio Multimediale dell’Immaginario. Prodotto dell’attività fervente del Centro Internazionale del Fumetto (CIF), l'archivio AMI raccoglie un’incredibile quantità di materiale multimediale, la cui maggior parte è relativa al mondo del fumetto: riviste, collane, albi, graphic novel e saggi sulla storia e le caratteristiche del medium visivo. 

Una sala dell'archvio AMI
(fonte: falzarego35.eu)

Si possono trovare collezioni complete del Corriere dei Piccoli del 1940 e dal 1960 al 1972, le prime edizioni dei numeri di Supereroi dell’Editoriale Corno, le ristampe anastatiche, ovvero riproduzioni fedeli delle copie originali, della rivista Linus dal 1965 al 1980 e le raccolte complete delle riviste antologiche Totem, Comic Art, Pilot ed Eureka. Inoltre è presente anche una sezioni di fumetti internazionali da tutte le parti del mondo, come Cina, Russia, Brasile, Argentina e molte altre. Per quanto riguarda l’animazione, sono disponibili saggi e film in DVD, insieme a documentazione sulla televisione, materiale multimediale e saggistica. Non manca il patrimonio di materiale secondario come figurine, carte da gioco, tarocchi, riviste illustrate e satiriche dalla metà dell’Ottocento fino agli anni ‘60 del Novecento come Illustrazione Italiana, Illustrazione Popolare, Lo spirito Folletto, Il Giornalino della Domenica e anche fotoromanzi come Avventuroso Film

Questo archivio si trova all’interno del Centro Internazionale del Fumetto, nel Polo Bibliotecario Falzarego 35 con altre cinque realtà socio-culturali: il Centro di Documentazione e Studi delle Donne, la Mediateca LGBT e Queer, il Centro di documentazione per lo spettacolo Marco Parodi, la Biblioteca Arti e Mestieri dello Spettacolo e il Centro di documentazione multimediale delle zone umide. Il Polo Bibliotecario ha sede nell’edificio in Via Falzarego 35 a Cagliari, che per cinquant’anni (dai primi anni ‘50 ai primi anni 2000) ha ospitato una delle scuole elementari più importanti della città, la scuola Edmondo De Amicis. Dal 2018 ospita il Centro Internazionale del Fumetto, aggiungendo altre attività culturali nel corso degli anni.

Nella presentazione dell’archivio AMI, presenziata dall’assessora alla Cultura del Comune di Cagliari Maria Dolores Picciau e Pasquale Mascia, coordinatore dell'Ufficio Archivio storico e Biblioteche e del Sistema Bibliotecario Comunale, l’autore e regista Bepi Vigna ha spiegato: 

“Il nostro Centro Internazionale del Fumetto raccoglie materiali e tracce della produzione narrativa popolare che ha alimentato il nostro immaginario. In pratica, proponiamo un nuovo modo di  approcciare la storia che riguarda tutti. Perché noi siamo quello che abbiamo sognato, siamo i libri che abbiamo letto, i film che abbiamo visto,  la musica che abbiamo ascoltato. Siamo i giochi che abbiamo fatto da bambini... noi siamo i nostri ricordi. Attraverso  i fumetti e i libri, nelle pagine delle riviste illustrate, nei film e nelle serie TV, nelle canzoni che abbiamo amato,  possiamo ritrovare ciò che ci aiuta a capire meglio noi stessi e valutare i cambiamenti del mondo che abbiamo attraversato e comprenderne l'impianto di valori".

Presentazione dell'archivio AMI con Pasquale Mascia, Maria Dolores Picciau e Bepi Vigna
(fonte: falzarego35.eu)

Bepi Vigna, direttore del Centro Internazionale del Fumetto, è nato a Baunei (Ogliastra, Sardegna) nel 1957. Ha lavorato per alcuni anni come avvocato fino alla fondazione a Cagliari del gruppo Bande Dessinée insieme a Antonio Serra e Michele Medda. I tre hanno scritto sceneggiature di fumetti per le serie di Sergio Bonelli Editore, e nel 1989 hanno proposto all’editore Nathan Never, la prima serie fantascientifica di SBE, che ha esordito nel 1991 ed è attualmente molto popolare in Italia e molti altri paesi. Nel 1995 uno dei personaggi secondari della serie diventa protagonista del suo spin-off, Legs Weaver, pubblicato dal 1995 al 2005. Nel 1990 ha pubblicato con il giornale L’Unione Sarda il libro Luoghi ed esseri fantastici della Sardegna scritto con Giampiera Caprolu sulle creature leggendarie della Sardegna. Nel 1993 Vigna ha fondato a Cagliari la prima scuola di fumetto della regione, che ora è parte del CIF. Egli è anche autore di saggi su fumetti, cinema e tradizioni popolari, racconti e romanzi. Nel 2006 ha iniziato a dirigere la rivista sarda di fumetto e illustrazione Backgroiùund e la rivista di cinema Teorema. Ha diretto alcuni cortometraggi e documentari, come per esempio Imago Sardiniae, documentario in tre parti sulla storia del fumetto sardo del Novecento.

Parte dell’archivio è dedicata al fumetto sardo: recentemente è iniziata la catalogazione del materiale e per ogni autore si prepara una propria scatola. La curatrice del censimento dei documenti Elisabetta Randaccio dichiara: 

"Nelle scatole in cui sono catalogate le opere dei fumettisti sardi si trovano grandi sorprese: non solo pubblicazioni, articoli di giornale, ma anche lavori pittorici, sceneggiature originali di fumetti e graphic novel in una panoramica straordinaria della creatività sarda all’interno del fumetto. La catalogazione tramite scatole e schede facilita non poco la consultazione e lo studio dei materiali”

Il materiale dell’archivio proviene dalle relazioni con istituzioni nazionali e internazionali come l’Institut National des Beaux-Arts e il Forum International de la Bande Dessinée di Tétouan (Marocco) e il festival letterario Semana Negra di Gijón (Spagna) tra molte altre. Inoltre, grandi contributi provengono da donazioni di collezionisti privati, come l’ex professore, autore e musicista Fulvio Caporale, socio onorario del Centro: tra questo materiale c’è un giornale illustrato francese del 1789, e un libro di Smorfia Romana del 1810 con incisioni di fine Settecento. Questo archivio sarà un’incredibile risorsa per gli appassionati e gli studenti per le loro ricerche personali e saggi, una testimonianza della cultura popolare italiana.

Si può visitare l’Archivio Multimediale dell’Immaginario previo appuntamento scrivendo all’indirizzo e-mail centrointernazionalefumetto@gmail.com.

martes, 10 de mayo de 2022

Terme e viaggi nel tempo: Thermae Romae di Mari Yamazaki

Copertina di Thermae Romae
vol.4 con il busto di Lucio

A volte elementi che non sembrano avere niente in comune possono rivelarsi una combinazione sorprendente e memorabile: questo è il caso della storia divertente di Thermae Romae, manga scritto e disegnato da Mari Yamazaki. Il fumetto fu pubblicato dalla rivista Comic Beam nel 2008 e in seguito in sei volumi tankobon; i volumi sono stati pubblicati in italiano da Star Comics nel 2011, in inglese da Yen Press nel 2012 e in spagnolo da Norma Editorial nel 2013. La storia ha per protagonista l’ingegnere romano Lucio Modesto, che nell’antica Roma si occupa di progettare e costruire terme. In un momento di relax alle terme, Lucio viene trascinato sul fondo della vasca e misteriosamente trasportato in una stazione termale del Giappone moderno. L’ingegnere non capisce di aver viaggiato nel tempo, bensì crede di essere in una colonia dell’Impero, in una delle terme per la “gente dalla faccia piatta”, mentre gli autoctoni credono che lui sia un turista straniero. Un uomo gli offre gentilmente una bottiglia di latte alla frutta, e in una delle scene più memorabili della serie Lucio è sorpreso dal sapore delizioso della bibita.

Lucio emerge per la prima volta
in un bagno giapponese

Completamente stupito e incantato dalla tecnologia di questa strana colonia, una volta tornato altrettanto misteriosamente che all’andata, Lucio tenta di riprodurre le innovazioni che ha visto. I romani apprezzano molto presto il genio innovatore di Lucio, che continua a viaggiare accidentalmente nel tempo ogni volta che ha difficoltà con un lavoro importante. Lucio è contento di poter contribuire al miglioramento del benessere dei romani e dell’Impero, però essendo effettivamente modesto, come dice il suo cognome, si sente un po’ un impostore perché è stato ispirato dalla misteriosa colonia che continua a visitare. Modesto, ansioso, dedito al lavoro e altruista, Lucio è un protagonista per cui il lettore può provare simpatia e anche fare il tifo. La maggior parte dell’umorismo della serie sta nelle reazioni di Lucio al mondo moderno e i suoi tentativi di interagire con la gente senza capire una parola di giapponese. Inoltre, Lucio sviluppa un sentimento di grande ammirazione nei confronti del popolo giapponese, al punto di avere piccole crisi occasionali nel suo orgoglio romano. 

L'autrice Mari Yamazaki

Il filo rosso che unisce la cultura romana e giapponese è l’importanza e il valore del rilassarsi in una vasca di acqua calda, in compagnia o da soli. Il concetto di bagni pubblici in cui riposarsi dopo le fatiche quotidiane in modo tranquillo senza disturbare la pace dei vicini fa parte tanto della cultura termale romana quanto di quella giapponese. L’apprezzamento dei bagni giapponesi (chiamati onsen) da parte di Lucio e la sua abilità nel ricreare alcuni dei loro strumenti con la tecnologia romana del secondo secolo a.C. sono una lettera d’amore dell’autrice rivolta a entrambe le culture. Infatti, Mari Yamazaki ha studiato e vissuto in Italia per alcuni anni, e ha voluto unire le sue conoscenze del mondo greco/romano con la sua esperienza nelle terme giapponesi: il risultato è una serie divertente e molto informativa perché anche storicamente corretta. In ogni volume sono presentati articoli di approfondimento dell’autrice su un elemento particolare trattato nella storia, come per esempio gli strumenti usati nelle terme romane. Thermae Romae è la prima serie di una trilogia sul legame tra il mondo greco/romano e il Giappone moderno: le altre due sono Plinius (2013, con un approccio più accademico sullo studioso e naturalista Gaio Plinio e l’imperatore Nerone) e Olympia Kyklos (2018, con protagonista il pittore di anfore Demetrios che arriva nella Tokyo olimpica del 1964). 

Poster di Thermae Romae Novae
di Netflix

Thermae Romae ha due film live-action e due adattamenti animati: Thermae Romae I (2012) e II (2014) diretti da Hideki Takeuchi; sei episodi realizzati da Dream Link Entertainment in collaborazione con lo studio Gonzo nel 2012, che non sono stati distribuiti fuori dal Giappone; e la nuova serie del 2022 Thermae Romae Novae in collaborazione con Netflix, distribuita a livello mondiale. La serie animata attuale ha un budget più elevato ed è molto apprezzata dal pubblico, grazie alla sua buona animazione, ambientazioni molto belle e una fantastica colonna sonora. Inoltre, ogni episodio è accompagnato da un segmento in cui Mari Yamazaki visita delle terme e si impara qualcosa sull’attività termale. Tanto la serie a fumetti quanto la serie animata del 2022 sono ideali per un momento di leggerezza e apprendimento divertente. Magari si potrebbe leggere dopo un bagno caldo!

miércoles, 6 de abril de 2022

I cortometraggi di Hanna Barbera "made in Italy": l'era dell'animazione di Carosello

Questa è una riproposizione dell’articolo originale pubblicato in spagnolo e inglese il 25 gennaio 2021! 

Un po’ di tempo fa ho scoperto nella corrente dei contenuti di YouTube una serie di video molto graziosi, con protagonista il cane blu più famoso dell’animazione statunitense: Huckleberry Hound, conosciuto in Italia come Braccobaldo Bau! Ho pensato: “Cosa, un corto di Braccobaldo animato qui?” Effettivamente sì! Questi cortometraggi creati tra il 1967 e il 1969 da Organizzazione Pagot per la ditta Locatelli e presentati nel programma contenitore Carosello erano abbinati con il prodotto alimentare “Formaggini Mio”. 

Carosello fu creato nel 1957 come programma della neonata televisione pubblica italiana (RAI, Radio Televisione Italiana) che includeva un piccolo spettacolo e pubblicità. La prima trasmissione ha avuto luogo il 3 febbraio 1957 alle 20:50 con uno schema definito della durata dei comunicati. Ogni prodotto aveva a disposizione 2 minuti e 15 secondi, divisi in 1 minuto e 45 secondi di spettacolo e un massimo di 30 secondi di pubblicità. Inoltre, lo sponsor poteva utilizzare il suo nome in qualsiasi modo nel filmato per un massimo di sei volte. Questa sfida per per le aziende di produzione incoraggiò la fantasia degli autori, che riuscirono a creare situazioni differenti con gli stessi personaggi per ridurre i costi di produzione. Il pubblico sviluppò presto un certo affetto per questi personaggi, continuando a vedere Carosello tutte le sere. Nei primi anni Carosello andava in onda tutti i giorni alle 20:50 eccetto il 2 novembre (commemorazione di tutti i defunti) e il Venerdì Santo, con quattro cortometraggi della durata di 2 minuti e 15 secondi ciascuno, continuando a essere l’unico spazio pubblicitario della televisione italiana.

A partire dal 1958, tra i cortometraggi esordirono produzioni animate. Il primo corto fu “Telequiz” con “l’Omino coi Baffi”. Nel 1962 Braccobaldo Bau esordì nelle televisioni italiane con il “Braccobaldo Show”, con protagonisti lui, gli orsi Yoghi e Bubu, e Pixie, Dixie e il gatto Mr. Jinks. Negli stessi anni i cortometraggi animati di “Looney Tunes” e “Merrie Melodies" diventarono conosciuti anche in Italia, e per questo i loro personaggi, amati dai bambini e da tutto il pubblico, furono protagonisti di alcuni corti in Carosello. Braccobaldo Bau è apparso in circa sette corti, Yoghi in uno, I Flintstones (Gli Antenati) in tre, e infine il gatto Silvestro in diciannove cortometraggi.

L'Omino coi Baffi con la caffettiera Moka Express.
La sua bocca è animata con la forma delle lettere che pronuncia.

Il fatto è che finora il numero non è certo, perché parte dei contenuti trasmessi in Carosello è attualmente perso. Per qualche ragione, dopo la conclusione del programma contenitore nel 1977, parte dei cortometraggi è stato eliminato intenzionalmente, probabilmente perché allora c’era bisogno di più spazio negli archivi. Parte dei contenuti si può trovare anche in Rai Teche, l’ente che si dedica a preservare e valorizzare il materiale audiovisivo prodotto e trasmesso dalla Rai. Fortunatamente, una comunità di appassionati sta lavorando per recuperare e documentare quelli che sono attualmente “lost media”, cioè media perduti. Grazie al sito web di questa comunità, Il Mito di Carosello, ho potuto documentare al massimo della precisione possibile finora i cortometraggi del nostro cane azzurro e dei suoi amici. Qui condividerò un cortometraggio per ogni personaggio, la maggior parte degli altri si può trovare su YouTube accompagnando il nome del personaggio a “Carosello”. Ora vediamo i prodotti pubblicizzati per ogni personaggio.


Braccobaldo Bau fu abbinato con il prodotto “Formaggini Mio”, piccoli formaggi leggeri amati dai bambini (pure molto buoni secondo me!) e il tema ricorrente nelle sue avventure è viaggiare in altri paesi con sua moglie e suo figlio (personaggi creati in Italia, lui originariamente aveva una fidanzata però era un personaggio diverso).


Yoghi e Bubu erano abbinati ai prodotti San Carlo. Fino a oggi si è trovato solo un unico corto nel quale i due orsi riescono a evitare le trappole del Ranger Smith e rubare un furgone pieno di prodotti San Carlo. È legittimo pensare che gli altri possibili cortometraggi avessero lo stesso tema.


I Flintstones rappresentavano l'insetticida “Neocid florale”. L’unico corto disponibile in video finora dei tre documentati ha per protagonisti Fred e Barney che cercano di catturare vermi per la pesca, con alcuni inconvenienti. Probabilmente gli altri cortometraggio avevano lo stesso tratto di storie quotidiane di Fred, Barney, Wilma e Betty.


Lo stesso può essere detto per i Jetsons (I Pronipoti) che hanno avuto tre cortometraggi con piccole storie del futuro, presentando la linea di elettrodomestici Girmi.


La lunga lista di cortometraggi di “Silvestro gatto maldestro” mostra i diversi e altrettanto folli tentativi di riuscire a mangiare il piccolo canarino Titti. Ogni volta l’inseguimento si interrompe quando Titti si nasconde dietro a una confezione di salsa di pomodoro DeRica e Silvestro dice “Eh no, su DeRica non si può!”.

Personalmente credo che le produzioni animate create da Carosello siano un tesoro molto interessante che aspetta di essere scoperto dalla gente e vorrei parlare ancora di questa collaborazione e anche dei suoi personaggi originali, icone della cultura pop italiana degli anni 60-70.

jueves, 3 de marzo de 2022

Il carnevale tradizionale in Sardegna: Sa Sartiglia

La settimana di carnevale è molto popolare in Italia grazie alla festività scherzosa e colorata con le maschere, però in Sardegna c’è un secondo livello di celebrazioni tradizionali: la domenica di carnevale e il martedì grasso Oristano è il centro della Sardegna con l’evento de Sa Sartiglia.

Questa manifestazione equestre ha origini molto antiche che risalgono al periodo medievale del Giudicato di Arborea nel XIII e XIV secolo. I giochi derivano dagli esercizi militari della cavalleria trasformati in spettacoli organizzati dai sovrani, dai signori feudali e dai gremi (corporazioni di artigiani) per il popolo. I documenti più antichi sulla Sartiglia parlano della città di Oristano dell’età spagnola, come si può leggere nella pagina ufficiale della manifestazione

“Alla città di Oristano di età spagnola si riferiscono i più antichi documenti della Sartiglia. Attualmente non sappiamo se anticamente la stessa autorità cittadina organizzasse l’evento della corsa alla stella in occasione di particolari festività, nè conosciamo in quale momento storico i gremi iniziarono a curarne l’organizzazione. La più antica tradizione, tramandata oralmente dagli oristanesi e in particolare dai partecipanti alla manifestazione, siano essi vecchi componenti dei gremi o anziani cavalieri, vuole che dall’origine la Sartiglia non abbia conosciuto interruzione e che ogni anno, con buone o cattive condizioni climatiche, sia in tempo di guerra che di pace, la Sartiglia si sia corsa e che su Componidori abbia guidato il cerimoniale della corsa.”

Su Componidori
del Gremio dei Contadini
(fonte: sartiglia.info)
I due eventi equestri della Sartiglia sono la corsa alla stella e la pariglia dei cavalieri: nella prima, su Componidori (cavaliere scelto dal Gremio dei Contadini e dal Gremio dei Falegnami, un cavaliere per ciascun gremio) tenta di prendere la stella con la spada durante la sua corsa a cavallo. Un grande numero di stelle ottenute rappresenta un buon anno di raccolto e prosperità. Il Componidori può permettere anche ad alcuni cavalieri di tentare la corsa, secondo il suo giudizio personale delle abilità. Nella seconda parte, i cavalieri si esibiscono in gruppi chiamati pariglie, compiendo acrobazie in piedi sui cavalli durante la corsa.

Il percorso tradizionale inizia un mese prima dell’evento, con la cerimonia della candelora: il due febbraio i soci dei gremi e delle confraternite partecipano alla celebrazione eucaristica, dove si benedicono le candele. In seguito, i membri dei gremi donano una candela benedetta ai soci delle istituzioni, le famiglie dei soci defunti e i confratelli ammalati, come segno di comunione e solidarietà tra i soci e i simpatizzanti delle associazioni. Infine, le massime autorità dei gremi, s’Oberaiu Majore del Gremio dei Contadini e il Majorale en cabo del Gremio dei Falegnami, scelgono il proprio Componidori. La nomina ufficiale dei cavalieri si svolge con la consegna di un cero benedetto.

La domenica e il martedì le celebrazioni cominciano con il bando, cioè un araldo a cavallo che annuncia alla comunità le volontà dell’autorità civica, l’ora di inizio del torneo e i premi riservati ai cavalieri vincitori; inoltre comunica che i cavalieri seguano il comando e l’ordine de “Su Mastru Componidori”. L’araldo percorre le strade del centro storico, le località più vicine e i crocevia principali per leggere il bando.

Successivamente, su Componidori segue il percorso dall’abitazione del presidente del gremio fino alla sede del rituale della vestizione. Il cavaliere si siede sopra “sa mesitta”, il tavolino su cui si celebra il rito. Le “massaieddas”, un gruppo di ragazze adornate con gli abiti tradizionali di Oristano, portano nei cesti le vesti de su Componidori. Sotto la supervisione de “sa Massaia Manna”, le massaieddas aiutano il cavaliere a indossare le antiche vesti. Gli abiti de su Componidori comprendono indumenti e colori caratteristici del proprio gremio. I nastri che raccolgono la camicia bianca de su Componidori del Gremio dei Contadini sono rossi, mentre quelli de su Componidori del Gremio dei Falegnami sono rosa e azzurri.

Inoltre, la maschera de su Componidori dei Contadini è color terra e su Componidori dei Falegnami porta la maschera pallida. Prima di collocare la maschera, il cavaliere fa un brindisi d’augurio con i soci e un ultimo saluto. Ogni azione in questo rituale è sacra, in particolare la posa della maschera è il momento chiave: da questo momento, il cavaliere sparisce e lascia il posto alla figura quasi divina de su Componidori

La vestizione de su Componidori del Gremio dei Contadini (2012)

Il suo cavallo viene portato a sa mesitta perché dalla vestizione fino alla fine dell’evento e la svestizione su Componidori non può toccare il suolo. Una volta a cavallo, su Componidori prende sa Pippa ‘e Maiu, il doppio ramo di pervinche e viole che simboleggiano l’imminente primavera, e benedice i presenti in sala. Poi, accompagnato dai suoi compagni e gli altri cavalieri, benedice tutto il pubblico fino al sagrato della cattedrale per dare inizio alla corsa alla stella.

Nel luogo della corsa in via del Duomo, su Componidori incrocia le spade tre volte con il suo secondo per iniziare ufficialmente la corsa. Su Componidori, come capocorsa, tenta per primo di correre al galoppo e prendere la stella, poi i suoi aiutanti fanno i loro tentativi. In seguito, solo i cavalieri scelti da su Componidori possono prendere la spada e tentare la corsa. Coloro che riescono a fare centro ricevono le congratulazioni e l’applauso del popolo e una piccola stella d’argento come premio. Se lo stesso cavaliere riesce a fare centro anche il secondo giorno, riceve una piccola stella d’oro. Una volta terminati i cavalieri, su Componidori restituisce la spada all'autorità del gremio e riceve lo stocco (su stoccu), la lancia di legno. Solo lui e i suoi compagni di pariglia possono tentare nuovamente di centrare la stella con lo stocco.

Corsa alla stella del Gremio dei Falegnami (2020)

Successivamente su Componidori ritorna al sagrato della cattedrale per consegnare la lancia e ricevere sa Pippa ‘e Maiu. Il capocorsa benedice la gente dirigendosi verso Piazza Manno, il punto di partenza delle corse alla stella. Qui su Componidori svolge “sa Remada”: attraversare al galoppo il percorso, riverso sulla schiena sul cavallo salutando e benedicendo tutti i presenti. Dopo questa azione valorosa si conclude la corsa alla stella e inizia lo spettacolo delle acrobazie delle pariglie.

I cavalieri, annunciati dai tamburi e dalle trombe, entrano nel piccolo tunnel che porta a via Mazzini, chiamato “su Brocci”. Qui le pariglie iniziano le loro temerarie acrobazie, risultato di mesi di preparazione e dimostrazione delle loro abilità. La pariglia de su Componidori parte per prima: il capocorsa non può rischiare di cadere al suolo, perciò i suoi compagni corrono ai lati e lui mette le mani sopra le spalle dei suoi cavalieri. In seguito tutte le pariglie mostrano evoluzioni incredibili, creando uno spettacolo unico. Qui possiamo vedere un esempio di corse alle pariglie degli anni passati:


L’ultima corsa del percorso è ancora una volta de su Componidori e la sua pariglia. Si conclude con il capocorsa che realizza un’altra Remada, questa volta accompagnato dai suoi compagni che dirigono i cavalli mentre lui benedice il pubblico tra gli applausi degli altri cavalieri. Si raggiunge la conclusione dell’evento verso il tramonto, quando il corteo dei cavalieri, insieme al gremio, ai trombettieri e ai tamburini, arriva alla sede del gremio dove ha avuto luogo la vestizione. Su Componidori arriva alla “mesitta”, lascia il suo cavallo a uno scudiero e così ha inizio la cerimonia di svestizione. Una volta rimosso il cilindro e il velo, il rullo di tamburi accompagna la rimozione della maschera: su Componidori ritorna a essere un cavaliere. Tutti i presenti lo salutano e si congratulano con lui durante la festa che durerà per tutta la notte. 
Pariglia del Gremio dei Falegnami,
2017 (fonte: sartiglia.info)

La Sartiglia è un evento molto importante e apprezzato in tutta la regione, e per questo viene solitamente trasmesso dalle emittenti regionali. A causa della situazione sanitaria degli ultimi anni, l’edizione 2021 non si è svolta per la prima nella sua storia multi centenaria. Tuttavia, la cerimonia di vestizione de su Componidori del Gremio dei Falegnami e la sua benedizione alla città ha avuto luogo lo stesso in forma minima e privata, secondo le direttive sanitarie. Inoltre, al posto della diretta della manifestazione, le emittenti regionali EjaTv e SuperTv hanno trasmesso una maratona televisiva con documentari, approfondimenti, la Sartiglia del 2020 con commenti in italiano e sardo, e molto altro. Parte di questi programmi si può attualmente vedere sul canale YouTube Sartiglia Magazine

L’edizione di quest’anno ha luogo domenica 27 febbraio e martedì 1 marzo. Questa volta si svolgono: la cerimonia della vestizione con pubblico limitato, il corteo, l’incrocio delle spade sotto la stella in Piazza Duomo, e la benedizione finale de su Componidori. Come l’anno passato, il programma televisivo “Oggi è Sartiglia” accompagna le fasi dell’evento e si può seguire al canale 79 del digitale terrestre RTS Radio Televisione Sardegna, sull’emittente Videolina e online nel sito di SuperTv, i canali YouTube Sartiglia Magazine, EjaTv, Sardegna Eventi 24 e i profili social della Fondazione Oristano. Molti altri eventi collaterali si svolgono in diverse aree della città come mostre e laboratori di manualità relativi alla tradizione equestre. 

Nonostante la situazione difficile, si è riusciti a mantenere la tradizione de sa Sartiglia nelle sue parti più simboliche come la vestizione e la benedizione. Quest’anno si è potuto fare un po’ di più, e possiamo sperare che prossimamente si possa recuperare tutto il resto della manifestazione, un passo alla volta.

Svestizione de su Componidori del Gremio dei Falegnami del 2017 (fonte: sartiglia.info)

lunes, 6 de diciembre de 2021

Popai: Braccio di Ferro parla in sardo!

Recentemente, cercando qualcosa da vedere in televisione di sera, ho trovato una trasmissione particolare: uno dei cortometraggi di Braccio di Ferro doppiato in sardo! Sembra incredibile però è vero, infatti è un progetto della casa editrice NOR di Ghilarza finanziato dal contributo della Regione Autonoma della Sardegna. Gli episodi sono trasmessi ogni mercoledì alle 21:30 e ogni venerdì alle 21:00 su Telesardegna, canale regionale sardo che si può trovare al numero 13 del digitale terrestre

Ogni episodio presenta il cortometraggio doppiato, accompagnato da una sezione di commento sulla storia del personaggio e il suo fumetto di origine. Per esempio, l’episodio di mercoledì 1 dicembre presenta il cortometraggio Goonland del 1938, e il commento di Antoni Ignàtziu Garau analizza il razzismo e la rappresentazione di popolazioni straniere negli anni '30 in America, fornendo il contesto necessario per vedere i cortometraggi di quest'epoca con occhio critico e la consapevolezza che sono prodotti della società del loro tempo.

Antoni Ignàtziu Garau nella parte documetaristica degli episodi

Braccio di Ferro (Popeye), creato da Elzie Crisler Segar, esordì nel 1929 nella striscia a fumetti Thimble Theatre, che in seguito è stata ribattezzata con il nome del protagonista. Il personaggio era presente in strisce giornaliere e pagine della domenica, diventando presto molto popolare: nel 1933 Fleischer Studios (di cui abbiamo già parlato in relazione alla tecnica rotoscope) produsse una serie di cortometraggi animati per il cinema chiamata Popeye the Sailor. Nel 1941 il distributore Paramount prese il controllo dello studio cambiando il nome in Famous Studios, continuando la produzione senza i fratelli Fleischer. I cortometraggi continuarono a essere prodotti fino al 1956, presentando un totale di 231 cortometraggi che in seguito sono stati trasmessi in televisione per decenni. 

La primissima apparizione di Braccio di Ferro nel Thimble Theatre (1929)
(fonte: popeye.com)

La serie racconta le avventure di Braccio di Ferro il marinaio, che affronta il cattivo (di solito il bullo Bluto) per aiutare la sua amata Olivia Oyl. Gli elementi più memorabili sono le divertenti scene di lotta che seguono la logica della fisica slapstick (ne abbiamo parlato in passato riguardo a Pink Rabbit), la colonna sonora di Braccio di Ferro e l’uso degli spinaci che danno al marinaio una poderosa forza fisica. La creatività della rappresentazione visiva delle gag e la simpatica personalità di Braccio di Ferro hanno assicurato il successo della serie. In seguito King Features Syndicate ha prodotto una serie animata per la televisione nel 1960, mentre Hanna Barbera (sempre per conto della King Features Syndicate) ha prodotto Le nuove avventure di Braccio di Ferro (The All-New Popeye Hour) dal 1978 al 1983 e Che papà Braccio di Ferro (Popeye and Son) nel 1987

Le riprese, direzione e post-produzione del programma sono di Gabriele Cossu e Nicola Porru, con sigla di apertura di Kevin Lai e Bruno Olivieri, musiche di Emanuele Garau e Piero Collu, e infine il responsabile di produzione è Francesco Cheratzu. Conosciamo già Bruno Olivieri e Francesco Cheratzu per la loro partecipazione al progetto dei cortometraggi animati in lingua sarda di Sardegna Film Commission, rispettivamente come storyboard artist e sceneggiatore del corto “28 abrile 1794: sa die de sa Sardinia”, di cui è già disponibile un trailer.

NOR, casa editrice digitale dal 2010 fondata da Francesco Cheratzu, pubblica in formato ebook e cartaceo romanzi, saggi e studi dedicati alla Sardegna in diverse lingue oltre all’italiano, come francese e spagnolo. La sua collana Le Grazie raccoglie le opere della scrittrice sarda premio Nobel Grazia Deledda nella loro lingua originale e in diverse traduzioni di alto livello.

La casa editrice ha collaborato con l’associazione Tramudadas del paese di Pabillonis per il doppiaggio dei 22 cortometraggi di Braccio di Ferro, qui si può consultare la lista di tutto il materiale utilizzato negli episodi. I doppiatori sono: Maurizio Foddi (Braccio di Ferro e il padre Trinchetto); Eleonora Chinghine e Veronica Obinu (Olivia); Piero Obinu (Bluto); Sebastian Foddi (Pisellino). 
 
Questa è un’iniziativa sorprendente e molto gradita, che promuove l’apprendimento della lingua sarda e l’apprezzamento di uno dei personaggi animati più conosciuti e la sua storia. Progetti di questo tipo meritano di essere appoggiati e incoraggiati, e spero di vederne altri in futuro.

martes, 23 de noviembre de 2021

I dolci delle feste: storia breve del pandoro

Il periodo natalizio si avvicina, e i negozi sono pieni di prodotti alimentari per le nostre tavole in occasione delle feste. I due dolci più tipici in Italia sono panettone e pandoro: il primo ha forma cilindrica che termina con una cupola, un impasto morbido e arioso con canditi e uvetta, ricoperto da zucchero e mandorle; il secondo ha forma di piramide tronca con una pianta a forma di stella a otto punte, un impasto morbido come la pasta brioche, decorato con zucchero a velo. Entrambi hanno delle origini interessanti, e oggi parleremo in particolare della storia del pandoro.

Pandoro di Verona

Questo dolce ha origini lontane in tempi antichi: un documento romano del primo secolo d.C. menziona il cuoco Vergilius Stephanus Senex che preparò un panis con farina, burro e olio. Tuttavia, la ricetta del pandoro moderno si avvicina di più al nadalìn, dolce di Verona inventato nel XIII secolo per le festività natalizie dopo l'investitura dei nobili Della Scala come Signori di Verona e per celebrare la grandezza della città. Il nadalìn ha meno burro del pandoro però condivide con esso la forma di stella, anche se è più basso, essendo un dolce meno lievitato. Il nadalìn, insieme ad altri piatti tradizionali di Verona, ha ottenuto il riconoscimento di Denominazione Comunale di Origine (De.Co.) nel 2012, che attesta la tipicità del prodotto in relazione con il comune di origine. Questa denominazione è un modo di legare per sempre il prodotto alla sua origine, certificata e riconosciuta dal comune.

Il nadalìn veronese
(fonte: verona.net)

Il pandoro come lo conosciamo oggi è un’invenzione brevettata il 14 ottobre 1894 dal pasticcere veronese Domenico Melegatti, conosciuto per la sua creatività in cucina. Già sei mesi prima, il 21 e 22 marzo, un annuncio sul giornale L'Arena presenta il nuovo prodotto con il nome provvisorio di Pan d’oro. A partire dal momento del brevetto, il nome ufficiale del prodotto è pandoro.

Stampo a forma di stella
(fonte: melegatti.it)
Il signor Melegatti ha creato anche gli stampi a forma di stella che danno al dolce la sua famosa sagoma. Il successo del pandoro ha aumentato le dimensioni dell’attività di Melegatti, dando origine all’impresa con lo stesso nome. Durante l’ascesa dell’impresa, diversi nuovi prodotti hanno accompagnato il pandoro sul mercato come la colomba, dolce pasquale. Oggi Melegatti produce pandoro, panettone e colomba per le feste e torte, biscotti e croissant tutto l’anno.

Pubblicità degli anni '60
(fonte: melegatti.it)
Presto il pandoro è stato imitato da molti pasticceri artigianali e aziende nel corso degli anni, con ricette simili all’originale, a volte con delle variazioni particolari. Mentre la ricetta originale, che include farina, zucchero, uova, burro, burro di cacao e lievito, non presenta alcun tipo di ripieno, le varianti moderne possono contenere crema pasticcera o al cioccolato.

Il pandoro Melegatti è presentato in una scatola di cartone azzurra di forma piramidale con base quadrata e dettagli dorati, introdotta e brevettata nel 1959. Da allora la maggior parte degli altri tipi di pandoro si presentano a loro volta in scatola o talvolta in una busta di plastica. 

Ormai il pandoro è un dolce tipicamente nazionale, e i veronesi si tengono stretto il nadalìn come dolce più tradizionale e locale, con una storia antica che lo lega al territorio.

lunes, 8 de noviembre de 2021

Misseri Studio: campione dell'animazione stop-motion italiana

In passato, trattando uno dei cortometraggi di Sardegna Film Commission, abbiamo parlato dello studio di animazione italiano Misseri Studio, conosciuto principalmente per le sue produzioni in stop-motion. Oggi cercherò di fare un excursus a partire dalle sue origini alla fine degli anni 50 fino ai suoi progetti attuali.

Bambola di Susanna
(fonte: mondocarosello)

Prima di Misseri Studio, nel 1957 Francesco Misseri ha fondato lo Studio K, che ha lavorato in molte produzioni commerciali per il programma contenitore televisivo Carosello, creando diversi personaggi, tra cui Susanna Tuttapanna, Olivella e Mariarosa, Dolce cara mammina. Studio K ha prodotto animazioni per Carosello dal 1961 al 1976. Insieme a Renzo Tarchi, Pier Francesco Tamburini e Marino Marchi si è inizialmente dedicato all’animazione perché non era molto pratico lavorare alle riprese dal vivo a Firenze come lo era a Roma o Milano, e i cartoni animati erano un’alternativa che ha presto conquistato gli spettatori.

Susanna Tuttapanna è uno dei personaggi più memorabili di questo periodo: una graziosa bambina animata in 2D per promuovere i prodotti caseari Invernizzi. Susanna era talmente popolare che esistevano giocattoli e memorabilia a sua immagine, e tuttora continua a essere apprezzata dagli appassionati di icone vintage.

Calze di Susanna
(fonte: mondocarosello)

Per quanto riguarda l’animazione stop-motion, Studio K nel 1968 ha iniziato a creare animazioni di oggetti reali a Firenze per Fernet Branca. In seguito, hanno fatto una sola serie di animazioni con la plastilina per lasciare ai loro ex impiegati Rodolfo Marcenaro e Paolo Villani il tempo di organizzarsi per produrre da sé a Milano nello studio Tipofilm. Approssimativamente la metà delle animazioni erano opera dell’animatrice Fusako Yusaki, l’altra parte è stata messa in atto dallo scultore e animatore Massimiliano Squillace.

Prima di fondare Misseri Studio nel 1974, Francesco Misseri ha lavorato alla serie Mio Mao nello studio PMBB di cui è  stato socio fondatore. I protagonisti della serie sono due gatti curiosi che scoprono diverse creature ogni episodio. Con la tecnica di animazione stop-motion con la plastilina (claymation), sono stati prodotti 26 episodi di 5 minuti ciascuno. Una delle caratteristiche più memorabili della serie è l'uso di suoni e onomatopee al posto del dialogo verbale: questo fa in modo che la serie sia comprensibile al di là delle barriere linguistiche. Inoltre, la mancanza di dialogo amplifica l'espressività dei personaggi. Piero Barbetti si è occupato della composizione del tema musicale delle avventure dei gattini. In seguito, dopo aver recuperato i diritti di distribuzione nel 2000 e aver rimasterizzato la prima stagione, Misseri Studio ha prodotto in collaborazione con il canale britannico Channel Five due nuove stagioni di 26 episodi ciascuna tra il 2005 e il 2007 negli stessi studi di Firenze dove è stata creata la prima.


Mio Mao non è stata l’unica serie con queste caratteristiche: Quaqquao era animato con fogli di carta ripiegati come nell’arte dell’origami; A.E.I.O.U. animava la sabbia accompagnata da musica d'orchestra; The Red and the Blue utilizzava la plastilina; e infine è stato possibile animare Pozzie con gocce d’acqua! Tutte hanno in comune l’uso della musica come parte fondamentale della narrazione, in combinazione con il loro linguaggio non verbale e le scene colorate e piene di immaginazione.

Quasi tutte sono state produzioni dello studio, però Pozzie è un caso speciale: una co-produzione con l’emittente televisiva giapponese NHK, un esperimento unico. Grazie a una tecnica innovativa, gli animatori sono riusciti a dare forma a gocce d’acqua muovendole e modellandole, come se fossero plastilina, sopra una lastra di vetro. L’uso del colorante permette anche di creare forme interessanti con le quali interagisce il protagonista. Pozzie è una goccia d’acqua vivente, curiosa e felice come un bambino, che scopre e gioca con oggetti d’acqua, cambiando spesso forma. La serie ha 13 episodi che durano un minuto e mezzo.


Un’altra collaborazione importante di Misseri Studio è stata quella con Sesame Workshop: sono stati prodotti molti segmenti animati per la serie Sesame Street, utilizzando principalmente la plastilina e occasionalmente carta e sabbia. La sua produzione principale è stata la serie Bert and Ernie’s Great Adventures, segmenti di Sesame Street in cui Bert e Ernie usano la loro immaginazione per visitare luoghi particolari e vivere avventure. La serie, prodotta dal 2008 al 2017 con l’animazione stop-motion di plastilina (claymation), è presentata al mercato internazionale come due stagioni di 26 episodi da 5 minuti ciascuna, separati dagli episodi di origine di Sesame Street.


Gli esperimenti di Misseri Studio non finiscono qui: nel 2013 è andata in onda la serie animata Mofy, basata sui personaggi dei libri illustrati dell’autrice giapponese Aki Kondo. Le avventure della coniglietta Mofy e i suoi morbidi amici sono animate manipolando il cotone con una tecnica innovativa. La serie è una coproduzione tra Misseri Studio, Sony Creative Products, Rai Fiction e ZDF, che coinvolge Italia, Giappone e Germania. Le tre stagioni presentano un totale di 78 episodi di 5 minuti ciascuno, e hanno lo scopo di aiutare la crescita emotiva e relazionale dei bambini, che si possono identificare con Mofy. 


Immagine promozionale di Paper Mask
(fonte: misseristudio.com)
Infine, gli animatori di Misseri Studio stanno lavorando in collaborazione con la compagnia cinese UYoung per il progetto Paper Mask: un’animazione pionieristica che utilizza i ripiegamenti della carta in modo dinamico, tutto animato manualmente in stop-motion senza alcun compromesso digitale. Il protagonista è un gatto intrepido che viaggia attraverso un mondo di carta in rovina per trovare il cane che potrebbe salvarne il futuro. Per il momento abbiamo un trailer del progetto nel sito dello studio, con un’incredibile dimostrazione di abilità degli animatori!

Nel corso dei decenni Misseri Studio ha continuato a sperimentare, cercando sempre la risposta alla domanda “Potrei animare con questo elemento?” e raggiungendo nuove mete ogni volta. Che studio ammirabile, ha fatto la storia dell’animazione italiana e continua a portare la sua arte nel mondo!

martes, 31 de agosto de 2021

Nuovo trailer del film di Diabolik - Chi è il "Re del terrore"?

Recentemente è uscito un nuovo trailer di un film molto atteso in Italia dagli appassionati di fumetti e libri gialli e dal pubblico generale: Diabolik, diretto dai Manetti Bros. e con protagonisti Luca Marinelli e Miriam Leone. Diabolik è stato e ancora è una parte molto importante della storia del fumetto italiano, a causa del suo genere, le sue caratteristiche e il contesto storico degli anni del suo debutto. Creato agli inizi degli anni 60 dalle sorelle Angela e Luciana Giussani, Diabolik è un ladro abilissimo, incredibilmente intelligente e maestro del travestimento, anche esperto di combattimento. Seguendo la tendenza dei film di spionaggio (come quelli di James Bond), il ladro usa dispositivi e macchine molto avanzate, alcune tra queste diventarono presto degli elementi ricorrenti, come le maschere di plastica, i pugnali e il pentothal, un potente siero della verità utilizzato molto spesso dal Re del terrore. Il ladro è accompagnato dalla inseparabile complice e amore della sua vita Eva Kant, donna tanto abile e intelligente quanto lui. Insieme rubano innumerevoli oggetti di valore, evitando sempre di essere arrestati dall'ispettore Ginko.

Il sito ufficiale di Diabolik lo descrive in questo modo:

"Titolare della collana, professione ladro. Ruba soprattutto gioielli preziosissimi o enormi cifre di denaro e non esita a uccidere chi intralcia i suoi piani. Nonostante svolga un'attività decisamente illegale, è dotato di sani e radicati principi etici, sia pure molto personali (l'onore, la tutela dei più deboli, il senso dell'amicizia e della riconoscenza, il rispetto degli animi nobili), e perciò odia mafiosi, narcotrafficanti, strozzini e aguzzini. Sicuramente Diabolik ha un nome e un cognome, che però nessuno, nemmeno lui, conosce."

Copertina di Diabolik n.1 (1962)

Diabolik ha sviluppato i suoi principi morali dopo i primi numeri, nella storia grazie all'influenza positiva di Eva Kant e narrativamente con lo scopo di dare un aspetto poliedrico alla personalità del protagonista. Angela Giussani creò Diabolik nel 1962, dopo alcuni tentativi di lanciare un personaggio accattivante per la sua nuova casa editrice Astorina, fondata con la liquidazione del suo lavoro precedente nella casa editrice del marito Gino Sansoni. Debuttò nelle edicole nel novembre del 1962 con la storia Il re del terrore e l'audace sottotitolo "il fumetto del brivido", che in seguito fu cambiato in "il giallo a fumetti"

Una serie rivoluzionaria e di successo sotto diversi punti di vista: la prima serie nel fumetto italiano di genere noir; creata da una donna, direttrice della propria casa editrice in collaborazione con sua sorella; un formato personalizzato conosciuto come "formato Astorina", pensato per permettere ai pendolari di leggere storie appassionanti di azione e misteri durante i loro viaggi; infine, una delle serie che lottò contro le difficoltà relative alla censura e l'opinione popolare. Nel periodo storico del boom economico degli anni 60, il genere noir era molto in voga in Italia perché i lettori cercavano protagonisti diversi dagli schemi della società con un temperamento ingegnoso e forte. Questo tipo di storia permette al lettore di esplorare in modo sano e sicuro situazioni pericolose che normalmente eviterebbe nella vita reale, in modo simile all'esperienza di leggere storie dell'orrore.

Diabolik e Eva (fonte: diabolik.it)

Inoltre, prima del debutto del fumetto noir non esistevano fumetti diretti a un pubblico adulto in Italia, principalmente a causa del preconcetto che il fumetto è un genere per bambini e deve essere "appropriato". La verità è che il fumetto non è un genere, è un mezzo artistico che può raccontare storie infinite di qualsiasi genere per qualsiasi età! I tentativi di censura del fumetto noir amplificarono ancora di più l'interesse dei lettori, rendendo Diabolik uno dei fumetti italiani più di successo dell'era contemporanea in Italia e Europa.

Diabolik ha avuto la sua prima trasposizione cinematografica nel 1968 con Danger: Diabolik, diretto da Mario Bava, conosciuto maggiormente come uno dei maestri del cinema horror italiano. Il film è considerato un mix di pop art, optical art, psichedelia e futurismo. Potete vedere un trailer del film qui a vostra discrezione:

Inoltre, nel 1999 Diabolik ha avuto anche una serie animata dedicata alle sue avventure, prodotta da Saban International (parte del gruppo Saban, conosciuto principalmente per adattamenti di serie giapponesi del genere tokusatsu come il franchise dei Power Rangers, basata sulla serie Super Sentai), la francese M6, l'americana Fox Television e l'italiana Mediaset. La serie, intitolata Diabolik: track of the Panther, presenta 40 episodi da 24 minuti, e non segue esattamente le storie e il tono del fumetto perché sono stati cambiati alcuni dettagli per adattarla a un pubblico più ampio e giovane. Tra i cambiamenti più evidenti: Diabolik e Eva sono più giovani, rubano solo ai cattivi e Diabolik non ha mai ucciso nessuno. Tuttavia, il mistero e i trucchi ingegnosi sono stati mantenuti intatti.

Sigla italiana e titoli di coda della serie animata di Diabolik

Per finire, il film dei Manetti Bros., che debutterà il 16 dicembre 2021, si basa principalmente sul terzo numero della serie, L'arresto di Diabolik, in cui il ladro incontra per la prima volta Eva Kant. Sono stati annunciati recentemente due sequel, dimostrando l'intenzione di raccontare una trilogia sul Re del Terrore.

lunes, 19 de julio de 2021

Prima dei forum e dei siti online in Italia: Japan Magazine

Durante il boom di popolarità delle serie anime in Italia durante gli anni ‘80 e ‘90 il fan medio era molto interessato a scoprire di più sulle sue serie preferite, più cosciente delle differenze tra il doppiaggio censurato e la versione originale, e voleva anche incontrare altri appassionati. Tuttavia, a quei tempi i forum e i siti online come li conosciamo oggi ancora non esistevano. Allora che cosa avevano i fan di ieri?

Copertina di Japan Magazine del 1991
(fonte: Guida al Fumetto Italiano)

Nel 1991 nelle edicole debuttò Japan Magazine, una rivista dedicata alle serie anime del momento. Un giornale versatile, che nel corso di più di un decennio cambiò molte volte copertina, titolo e specialmente formato. L’incostanza del formato di Japan Magazine è probabilmente dovuta al cambio di editori e al fatto che tecnicamente era una pubblicazione con contenuti piratati, perché non aveva l’autorizzazione dei proprietari delle serie, però quest’ultima parte è una congettura che non è mai stata confermata ufficialmente. Corrette o no, queste voci sulla “rivista pirata” amplificavano la sua celebrità: Japan Magazine era il punto di riferimento per l’appena nata cultura otaku italiana. 

I suoi contenuti includevano articoli sulle serie in onda e anticipazioni di ciò che si sarebbe visto prossimamente, interviste ai doppiatori e fumettisti, poster e spazi dedicati ai contenuti dei lettori. Infatti, i lettori potevano inviare i propri disegni e fanfiction alla redazione della rivista! Inoltre, la redazione rispondeva alle domande dei lettori in La posta del Drago e si potevano proporre annunci di vendita, acquisto o scambio nella rubrica Fiera del Bambù, dove talvolta gli annunci erano semplicemente qualcosa come “Cerco amici per parlare di manga e anime, puoi scrivermi a questo indirizzo di posta”. Nell’ultimo periodo della sua storia editoriale la Posta del Drago è stata affiancata dalla Posta di Matilda: nella prima si parlava di domande e tematiche quotidiane generali, la seconda era dedicata alle domande sul mondo anime e la cultura giapponese.

Copertina di JM del 1993,
con inspiegabilmente Dylan Dog
(fonte: Guida al Fumetto Italiano)

Sembra tutto legittimo, giusto? Quindi dove sono i contenuti piratati? Nei primi anni di Japan Magazine, la rivista di solito conteneva capitoli di anime comics, cioè una versione a fumetti di un episodio creata utilizzando fotogrammi della serie animata. Normalmente gli anime comics possono essere dei lavori di qualità, quando sono fatti da una squadra che capisce il linguaggio visivo del fumetto. Il fatto è che gli anime comics di JM solitamente prendevano adattamenti già esistenti e li modificavano, a volte tagliando scene e semplificando i dialoghi. Possiamo vederne un esempio grazie all’articolo di MikiMoz, che ci presenta un anime comic di Sailor Moon e le differenze con la versione tradotta correttamente da Marvel/Panini anni prima. Anche il suo articolo riguardo la rivista è molto interessante! Durante la terza fase editoriale di JM gli anime comics si ridussero e quando apparivano si trattava di pagine assemblate dalla redazione con fotogrammi di qualità più bassa, personalmente mi ricordano le registrazioni in VHS.

Pagina dell'anime comic di Beyblade
(2005, collezione personale)

Inoltre, nei primi anni alcuni numeri avevano in allegato delle VHS di film o OAV (Original Anime Video), e questi erano senza dubbio piratati, fino al punto del conflitto aperto tra l’editore EDEN e i distributori autorizzati, come Yamato.

Questa rivista particolare, che a volte si può considerare simile a un fanzine, ha avuto tre serie nel corso della sua storia editoriale:

  • Serie I (1991-1992) 10 numeri
  • Serie II (1992-1995) 28 numeri
  • Serie III (1998-2005) 66 numeri

Per questo, anche se non è facile identificare la data di uscita di ogni numero, è possibile stimare l’anno di pubblicazione.

Copertina di JM di fine anni '90
(fonte: Guida al Fumetto Italiano)

Durante la mia infanzia negli anni 2000 compravo Japan Magazine quando avevo la fortuna di trovarlo in edicola. Mi ricordo di aver visto formati diversi, una volta era un quadernino, un’altra volta era grande come la carta da stampante! Anche il numero delle pagine cambiava e talvolta il titolo, mi chiedevo spesso come mai fosse così. Ho alcuni numeri intitolati JM Japan Magazine, e alcuni intitolati JM Cartoons, dalle dimensioni di un libriccino. Grazie al sito di archivio guidafumettoitaliano.com ho potuto finalmente capire il percorso strano della rivista e le sue edizioni speciali, come JM Cartoons. Uno degli articoli che mi colpì particolarmente trattava di strumenti da disegno e menzionava i pennarelli Pantone con molte immagini.

Copertina di JM del 2005
(collezione personale)



Alla fine era questa la forza di JM: in un epoca in cui la rete non esisteva o non era così accessibile come oggi, immagini e informazioni (anche se talvolta parzialmente incorrette) erano un tesoro prezioso! Dopo l’epoca d’oro tra il 1995 e i primi anni del 2000, nell’ultimo periodo della sua storia editoriale la rivista abbassò gradualmente la qualità, e concluse il suo percorso nel 2005. Quando ho deciso di scrivere questo articolo ho cercato i miei numeri della rivista e ne ho trovati due che sono molto probabilmente del 2005. Spero di trovare il numero con i pennarelli Pantone, così potrei condividere qui l’articolo!

JM è stata una rivista particolare e un po’ bizzarra, non era perfetta però era un prodotto della passione degli appassionati di manga e anime. Grazie Japan Magazine per i ricordi felici di due generazioni di fan! <3